da qualche parte nel cielo

Guardavo il mar Mediterraneo, prima, che si confondeva col cielo, perchè una volta che ci si immerge nel primo, si passa all’altro in pochissimo tempo, il tempo di un respiro.

Guardavo questo inferno d’acqua insaziabile che attira a sé angeli ombrati, esseri umani che la tratta trasforma in forzati viandanti suicidi.

Ieri sera

Una serata splendida. Con i nostri anni migliori che ci uniscono, le vite che ci allontanano, ma una tavola di condivisione apparecchiata in riva al lago.

Fa bene al cuore, ogni tanto, uscire dalla profondità della vita e raggiungere la superficie dell’aria per palpitare senza costrizioni. Ieri sono riuscita a farlo. Grazie.

Lui, il quindicesimo

Anche lui possiede lo sguardo folle di chi ha perso tutto e ha ritrovato il coraggio di vivere solo nelle vie considerate sbagliate dai più. Vie che, conducendo alla morte, inesorabilmente, danno un senso alla vita. Vie che dirigono un’esistenza confusa, soffiata dalle tempeste, verso il cielo calmo e sicuro dell’eternità.

Si è fermato appena prima, il quindicesimo. Appena prima di iniziare il volo.

Ora, nella sofferenza degli altri, si riconosce e comincia ad accettare anche la sua. Ora, nella tempesta degli altri, riesce a vivere anche la sua senza scappare.

Oreste

L’ho riconosciuto da lontano, non so come. La schiena curva sotto un pesante cappotto anziano e l’ombrello chiuso, pronto per servirlo fedelmente contro la martellante pioggia, mi sono bastati per sentire che era lui.
Il tempo, per Oreste, come per le tante persone che vivono senza contare l’età, non è passato. Aveva lo stesso volto preoccupato anche quando eravamo bambini e i miei pensieri -ma non i suoi- rincorrevano bambole e giochi. Lui viveva già senza fretta, badando a genitori con rughe da nonni, facendosi aiutare da sconosciuti accettati come fratelli.
Ha la pressione alta, Oreste, lo grida nella sala d’attesa della stazione, mettendo tutti quanti al corrente del fatto che ha finito le pastiglie per tenerla bassa.
Quando il treno dondolante si affaccia alla piccola porticina scalcinata, Oreste si avvia con la sua andatura tentennante e insicura, quasi buffa, inconfondibile. Non ha cambiato nemmeno quella. E, forse, appena riuscirà a comprare le pastiglie per la pressione, anche quella tornerà nella quotidianità senza tempo di Oreste.

Ci sono persone

Ci sono persone che non scorgono
le sfumature tra destra e sinistra

ci sono persone che non distinguono
il contorno tra giusto e sbagliato

ci sono persone che sognano e altre
che vivono i loro sogni

ci sono persone che vivono e altre
che sopravvivono

ci sono persone che rubano prostituendosi
e altre che si prostituiscono per non rubare

ci sono persone che amano e altre
che vengono amate

ci sono persone che raccolgono le differenze
come conchiglie sul bagnasciuga

ci sono persone che respirano paura
e comprano ignoranza

ci sono persone che non vogliono sapere
per non soffrire

ci sono persone che non vogliono pensare
per non sentire

ci sono persone che non vogliono conoscere
per chiudersi nel proprio
perbenismo e far finta
che l’altro non esista.

Io e te, in Karamoja

La Karamoja bruciava, come il mio sangue, come le lacrime che scorrevano senza ritegno sulle guance, inumidendo il collo, solletticando prepotentemente la pelle più chiara.
La musica ci ha sempre reso complici. Quando troverai la musica troverai anche me. Sono stata bene con i tuoi silenzi, le parole dell’addio erano insanguinate, amare, bagnate.
Voglio ricordarci con la nostra voglia di stare insieme nella stessa stanza, assorti ognuno nei suoi interessi, con le note che parlano per noi. Sigaretta nella tua mano destra e penna nella mia mano sinistra.
Il vuoto che sento dentro di me si riempie delle cose che vengono divorate dalle valigie impietose.
Incapaci di manipolare le parole, strappate come foglie dal forte vento della stagione secca, incapaci di manipolare la vita, schiacciata dalle mani di un futuro che non ci appartiene, ci siamo affidati al profumo del frangipane che, con le sue cinque dita arrotondate dalla natura, ha ascoltato le nostre anime. Quel fiore smusserà la nostra vita, il suo profumo che sa di ricordo ci porterà l’essenza del nostro stare insieme.
Poi, quando vorremo lasciarlo diventare secco, sarà perfetto per segnare le pagine di una vita diversa.

Noi

Tumtum, un cuore che batte. Tumtum, l’altro gli risponde. Tumtum, dodici anni. Tumtum, un mese alla mia partenza. Tumtum, un quartiere di Kampala. Tumtum, la Karamoja. Tumtum, la tua casetta in un quartiere di Kampala. Tumtum, la mia casetta a Iriiri. Tumtum, un sabato pomeriggio. Tumtum, i nostri cuori che pulsano accanto alle tue fotografie. Tumtum, i nostri sguardi che parlano senza che gli altri capiscano. Tumtum, le mie dita che scivolano sulle pagine dei miei pensieri. Tumtum, questi siamo noi…

Siamo stati insieme una vita. Sono cresciuta cercando la tua approvazione allontanandoti da me.
Stiamo crescendo distanti, le mie scarpe non sono più le tue, i nostri sorrisi si rivolgno ad altri.
Cuore, lune, sangue dedicati altrove.
Dovevo starti lontana per far nascere la donna che era nascosta in me.
Tra poco me ne andrò, mentre tu resterai qui, insieme allo specchio che mi hai regalato. Quello specchio che ha impresso l’immagine di una persona che non esiste più. La nuova immagine si definirà col tempo, per ora c’é solo una sfumatura. Tu resterai qui a mettere a fuoco altri volti, altre vite, altri colori.
Magari, un giorno, i nostri sguardi si incroceranno di nuovo, parleranno una nuova lingua ma si capiranno come hanno sempre fatto.