Storie di strada – parte II

La pioggia mi ha svegliata… forse è per ricordarmi da dove vengo. Dalla strada. Allora mi vesto di oggetti, cose, che per me rappresentano qualcosa. Un anello che cambia con il mio umore, un bracciale arrotolato al mio polso, un paio di scarpe nuovo.

La vita, un respiro affannoso. La strada, un non-luogo affamato di respiri altrui. Perchè non vive di battiti propri. Li ruba agli altri. Ecco perché veniamo tutti da lì.

Concerto

Piove forte, ancora. Questa stagione delle piogge vuole lasciare striature indelebili sulla lingua che disegna il manto stradale, infilarsi negli anfratti dei cortili, insidiare case, smussare angoli.
Il concerto, oggi, mi pare amplificato. L’epicentro, con la sua bacchetta da orchestrante, è qui vicino a me. I tromboni, arrabbiati, borbottano tra di loro in un dialogo veloce di botta e risposta che io non posso comprendere. Gli archi, disposti sopra la mia testa, cercano di moderare i toni con la loro eleganza, delicatezza, la stessa che l’archetto ostenta nel lusingare le corde. Il vento gioca con i suoni e fa giungere a me, profana della musica, solo le note che esso definisce degne di ascolto, disperdendo nella sua immensità quelli poco gradevoli.
Il cielo, monotona coreografia, sembra quasi inutile, se non fosse che da lì si sprigiona questa sfilata di note musicali. È la sostanza della presenza, ma con assenza di carattere, di colori, di varietà. O forse sono solo i miei occhi atei che non vedono ciò a cui non credono.

Al di là di tutto questo frastuono, riesco comunque a percepire il silenzio dentro di me.
Ancora una volta sorrido, meravigliata.

Piogge e musica si contendono la scena

Mi ricordo quando parlavo della stagione delle piogge del Burundi, mentre mi accingevo a salutarlo dopo quattro lunghi anni. Ora vivo la mia prima stagione delle piogge karimojong… Sono a casa da sola. Leggo. Mi faccio distrarre dalle note dei Negrita ed ecco che improvvisamente qualcosa capta la mia attenzione. È il campo magnetico della natura, della vita, dell’alternarsi delle stagioni, dell’acqua che pulisce e sporca, che dà e che toglie, che regola la nostra quotidianità secondo i suoi capricci. Le note musicali vengono sovrastate dal rumore di ogni singola goccia, amplificata dalla lamiera e dall’eco tutto intorno. Guardo fuori ma i miei occhi percepiscono solo oscurità. Allora cerco di concentrarmi sulla musica, ma non distinguo più la melodia della canzone dal suono della pioggia. Alzo il volume dello stereo e il cielo, quasi giocando, intensifica lo scroscio. Domani le strade saranno delle piste di fango. Fare pochi chilometri sarà un’impresa, un’avventura. Incontreremo autobus e camion distesi per terra stanchi, che aspettano un soccorso, mentre i loro passeggeri trascorreranno il tempo al riparo di un pneumatico, chi cucinando chi lavando i vestiti nella lavanderia alla portata di tutti, accanto alla strada. Intanto sopra la mia testa la sfida musicale è ancora aperta. Negrita, pioggia, Negrita, pioggia… Io allora mi stacco, mi disconnetto, volo… mi perdo nei miei pensieri. Non so dove mi porteranno… non so chi farò vincere… non so chi vorrò ascoltare… Ma la forza delle parole prevarica il picchiettio monotono. Eccole le parole che vincono, ecco le frasi che mi consolano, ecco i testi che mi fanno compagnia. Ho Imparato A Sognare, Negrita

Ho imparato a sognare, che non ero bambino che non ero neanche un’ età Quando un giorno di scuola mi durava una vita e il mio mondo finiva un po là Tra quel prete palloso che ci dava da fare e il pallone che andava come fosse a motore C’era chi era incapace a sognare e chi sognava già Ho imparato a sognare e ho iniziato a sperare che chi c’ha avere avrà ho imparato a sognare quando un sogno è un cannone, che se sogni ne ammazzi metà Quando inizi a capire che sei solo e in mutande quando inizi a capire che tutto è più grande C’ era chi era incapace a sognare e chi sognava già Tra una botta che prendo e una botta che dò tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m’alzerò C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò Ho imparato a sognare, quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là cavalcando aquiloni, oltre muri e confini ho imparato a sognare da là Quando tutte le scuse, per giocare son buone quando tutta la vita è una bella canzone C’era chi era incapace a sognare e chi sognava già Tra una botta che prendo e una botta che dò tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m’alzerò C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Hollywood, Negrita

Esco di scena e vado a camminare solo sui marciapiedi io volo sono straniero nella mia citta’ la gente passa mi vede e lo sa Mi fermo, poi riparto, poi mi fermo ancora e osservo la strada che si colora c’e’ una faccia in vetrina…mi guarda e va via Chi e’ lo straniero a casa mia? …casa mia E trovo Andy il matto che e’ vent’anni che e’ li e mi dice qui va bene cosi’ tanto tutto e’ troppo e basta quel che hai e forse un giorno lo capirai Ma te che ne sai ma chi cazzo sei? pero’ so che ha ragione lui perche’ lui e’ un matto autentico e io troppo spesso mi dimentico che qui Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood Arriva il buio e la gente vai via svelta e come per magia nelle telestazioni l’universo va in festa ancora un altro giorno alla finestra Ma uno straniero in fondo che ne sa di come funziona e di come va e anche se i sogni in questo posto finiscono in vino anche se perdi sempre a tavolino qui Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood E anche se il film te l’aspettavi con un altro finale e se qualcosa in fondo e’ andato male qui Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood Qui non e’ Hollywood

Piogge sul Burundi

Questa nostra ultima stagione delle piogge vuole farsi ricordare così: imponente, perseverante, incurante, decisa. E la ricorderò per sempre… ricorderò per sempre questo Burundi cui abbiamo dato quattro anni della nostra vita. Ricorderò le persone, i visi, gli sguardi, le colline, il verde, gli animali così come mi sono stati offerti.
Non voglio ricordare altre spiacevoli fatti, come i ladri, le delusioni, i pianti, le sconfitte. Questi no, cercherò di farne tesoro ma vorrei lasciarli fuori dalla sfera magica che racchiude il nostro Burundi.
Voglio ricordarne il profumo dell’erba bagnata, il belato delle capre, l’umidità della terra che ti penetra attraverso le scarpe, il rosso e il verde che colorano ogni cosa.
Voglio ricordare le persone che mi hanno sorriso e ringraziato senza chiedere niente in cambio, ce ne sono state poche, ma le voglio ricordare come se fossero state numerose.
Voglio ricordare i nostri pomeriggi oziosi a leggere, studiare, tradurre, riflettere, sognare.
Voglio ricordare gli amici che ci hanno sfiorato e quelli invece che ci hanno colpito con le loro storie, il loro passato, i loro racconti, il loro carattere, i loro segreti.
Ho dato tanto a questo paesino, ho dato tanto alle persone. Ma loro hanno dato a me, inconsapevolmente. Mi hanno spinto a cercare qualcosa di più dentro me stessa, mi hanno obbligato a reagire alle difficoltà, mi hanno spronato a sapere di più della loro storia, del loro Paese, della loro cultura. Mi hanno insegnato ad adattarmi, ad aprirmi, a confrontarmi, ad accettare le differenze. Mi hanno cambiata. Non credo migliorata, ma cambiata sì.
Queste piogge, le ultime grandi piogge che vedrò per un bel po’ (o per sempre), sembra vogliano chiudere un cerchio. L’alternarsi delle stagioni qui regola la vita di ogni persona, anche la nostra, seppur in minor misura. E con questo saluto dell’acqua che cade dal cielo, ricchezza per questo paese, mi sembra di aver chiuso una storia, anche se c’è ancora tempo per noi, qui a Mivo. Ma qualcosa sta veramente cambiando. Quando le piogge si ritireranno per dissetare qualche altro Paese, arriverà Nicoletta, la volontaria cui passeremo il testimone. E con lei molte cose cambieranno. Con il suo arrivo noi diventeremo il passato di questo progetto, mentre lei rappresenterà il futuro. Ed è a questo futuro cui voglio dare tutto ciò che ho appreso in questi anni, è a lei cui dovrò insegnare, è con lei che la nostra parentesi burundesi si chiuderà. E allora benvenuta Nicoletta… ora sta a te farti abbracciare da questo “cuore nel cuore dell’Africa”.