Ma cos’é, allora?

Ma cos’é, allora, l’amore?
É un fuoco che non ha bisogno di legna per ardere, un perdono perpetuo che arriva all’improvviso e ti travolge con la sua forza, un soffio sull’orecchio che al momento ti fa rabbrividire ma poi ti lascia nell’attesa che ne arrivi un altro perché, in realtà, ti sei sentita lusingata da quella brezza. Una scatola di desideri riempita di sogni che viene accantonata per accoglierne un’altra, confezionata da persone che, forse, non conoscono i tuoi gusti, un labirinto di mura trasparenti tra le quali scorgi la meta ma non sai come arrivarci, un palcoscenico che, spesso, non dice nulla al pubblico pagante ma che a te, che ci stai sopra, fa provare l’ebrezza delle luci sul tuo viso rimasto nell’ombra per troppo tempo, un paio d’ali che ti eleva in cielo, ti lascia godere del panorama e poi, con la stessa velocità con cui si sono aperte, si richiudono sotto di te e ti lasciano sprofondare negli inferi dell’abbandono, un fiore che sboccia tra le crepe del cuore, bagnato da lacrime di rugiada, uno spillo manovrato da mani inesperte, adolescenti, un filamento delicato tessuto da sospiro e desiderio, minacciato da noia e paura.

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Spesso

Mura paure sbarre
possono proteggerci solo
dall’esistere

le mura, crediamo, ci difendono
da sinistri obliqui
le paure, sentiamo, ci preservano
da ignoti bui
le sbarre, pensiamo, ci allontanano
rei iniqui

ma i sinistri obliqui
spesso
non hanno volto
gli ignoti bui
spesso
cingono solo il nostro istinto
i rei iniqui
spesso
sono solo l’ennesimo torto.

Tratto da “16 anni di alcol” di Richard Jobson

C’é una fase in cui non si bada a cose come la sopravvivenza, però la gente che non ha paura sa che non dura a lungo. Chi ha coraggio conosce la verità, conosce la paura. Certe volte uno non ce la fa a dire all’altro “Mi dispiace” non migliorerebbe le cose. No, non le migliorerebbe. Paura, paura, paura. A volte, se uno ci prova, le cose potrebbero prendere una piega diversa. Se il tuo cuore batte nel modo giusto, una possibilità, forse, ce l’hai.

16 anni di alcol

Colazione da Tiffany (tratto da)

Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.

Paura

Ho trascorso i miei ultimi due anni a fortificare il mio cuore, lasciandolo gocciolare piano piano da quella spada infertami da chi più amavo.
Ho erto mura attorno a me per tenere lontano il pericolo, la sofferenza, l’illusione, la paura. C’ero riuscita. Ho dovuto lavorare sodo per non sentire più il taglio della ferita, sempre là a comprimere i ventricoli e far vibrare gli atri in modo anomalo, scostante.
E poi arrivi tu. Forse le mura che avevo costruito erano fatte di ghiaccio, che con i tuoi raggi di dolcezza si sono scolti. Forse erano fatte di fango, che con la tua pioggia di parole si sono liquefatte. Forse erano fatte di sentimenti resi forti dalla tristezza, che appena ha abdicato per altri luoghi, non hanno più retto davanti alle emozioni.
Non lo so. E tutto questo mi fa paura. Sempre di più. Il sollettico che provo quando il mio cuore sobbalza mi dà quasi fastidio. Non vorrei provarlo né sentirlo.

Paura nuda

Lo senti nelle narici. Ti penetra nei polmoni, poi nello stomaco come un liquido denso e salato. Poi sale, sotto forma di gas, fino al cervello, che si lascia avvolgere senza lottare.

La mente mente. E ci trasformiamo in quello che non siamo.

Lo annuso, l’odore di paura. Sa di sangue e vita.

Paura di sbagliare, di illudersi, di amare, di vivere.

 

 

Sono stanca di essere me stessa, ho paura di me stessa.

 

Ho realizzato che pensare a cosa ne sarà di me mi fa talmente paura che non riesco a farlo.

 

Ho paura, mi viene voglia di scappare da questa sensazione di benessere che non credo di meritare e in cui non mi sento a mio agio.

 

Sto scappando perchè ho una paura folle. Mio chiudo nel mio silenzio che mi fa stare bene. Fingo di aver qualcosa da dire e ascolto, come se m’interessasse qualcosa.”

 

Mi spoglio, tolgo il velo nero che fascia il mio cuore.

Mi guardo allo specchio. I miei occhi gridano pietà, perdono. La mia bocca si bagna di lacrime. Mi tocco l’anulare sinistro, da un po’ di tempo leggero, nudo. Anch’esso.

 

Ora sono libera. Ora sono nuda. Ora non ho più paura.