Ma cos’é, allora?

Ma cos’é, allora, l’amore?
É un fuoco che non ha bisogno di legna per ardere, un perdono perpetuo che arriva all’improvviso e ti travolge con la sua forza, un soffio sull’orecchio che al momento ti fa rabbrividire ma poi ti lascia nell’attesa che ne arrivi un altro perché, in realtà, ti sei sentita lusingata da quella brezza. Una scatola di desideri riempita di sogni che viene accantonata per accoglierne un’altra, confezionata da persone che, forse, non conoscono i tuoi gusti, un labirinto di mura trasparenti tra le quali scorgi la meta ma non sai come arrivarci, un palcoscenico che, spesso, non dice nulla al pubblico pagante ma che a te, che ci stai sopra, fa provare l’ebrezza delle luci sul tuo viso rimasto nell’ombra per troppo tempo, un paio d’ali che ti eleva in cielo, ti lascia godere del panorama e poi, con la stessa velocità con cui si sono aperte, si richiudono sotto di te e ti lasciano sprofondare negli inferi dell’abbandono, un fiore che sboccia tra le crepe del cuore, bagnato da lacrime di rugiada, uno spillo manovrato da mani inesperte, adolescenti, un filamento delicato tessuto da sospiro e desiderio, minacciato da noia e paura.

Vale molto di più

Una stanza scarna, essenziale. Musica, birra e cuori pulsanti. La ricchezza la compriamo con i nostri sorrisi e la voglia di stare insieme. Natiche e capelli sciolti, seni e piedi che danzano. Ballo accanto a un ragazzo sordo. Lui segue il ritmo guardandomi, io ascolto la musica con il cuore, imparando da lui.
Pensavo non ci fosse nulla da festeggiare, pensavo che la mia tristezza la facesse da padrona.
Mi sbagliavo, perché il nostro esserci era motivo di gioia, la consapevolezza di aver trascorso tre anni qui vale molto di più di un arrivederci. Io faccio parte delle loro vite come loro della mia, questo vale molto di più della distanza. Mani che si stringono in segno di riconoscenza, pensieri che si rivolgono all’unisono in alto in segno di rispetto, questo vale molto di più del tempo che separa il nostro prossimo incontro.
Le montagne non si possono incontrare, ma gli esseri umani sì. Questa la massima del giorno, perché i karimojong hanno un aforisma per ogni occasione.
E li saluto così, condividendo un pranzo, un ballo, un tempo. Quello che ci ha reso partecipi di qualcosa di speciale.
Alakara nooi, guys. Vi terrò sempre nel mio cuore.
ciao franca-19

ciao franca-24
Ringrazio Fabio per le foto, grazie di cuore.

Noi

Tumtum, un cuore che batte. Tumtum, l’altro gli risponde. Tumtum, dodici anni. Tumtum, un mese alla mia partenza. Tumtum, un quartiere di Kampala. Tumtum, la Karamoja. Tumtum, la tua casetta in un quartiere di Kampala. Tumtum, la mia casetta a Iriiri. Tumtum, un sabato pomeriggio. Tumtum, i nostri cuori che pulsano accanto alle tue fotografie. Tumtum, i nostri sguardi che parlano senza che gli altri capiscano. Tumtum, le mie dita che scivolano sulle pagine dei miei pensieri. Tumtum, questi siamo noi…

Siamo stati insieme una vita. Sono cresciuta cercando la tua approvazione allontanandoti da me.
Stiamo crescendo distanti, le mie scarpe non sono più le tue, i nostri sorrisi si rivolgno ad altri.
Cuore, lune, sangue dedicati altrove.
Dovevo starti lontana per far nascere la donna che era nascosta in me.
Tra poco me ne andrò, mentre tu resterai qui, insieme allo specchio che mi hai regalato. Quello specchio che ha impresso l’immagine di una persona che non esiste più. La nuova immagine si definirà col tempo, per ora c’é solo una sfumatura. Tu resterai qui a mettere a fuoco altri volti, altre vite, altri colori.
Magari, un giorno, i nostri sguardi si incroceranno di nuovo, parleranno una nuova lingua ma si capiranno come hanno sempre fatto.

Tu sei qui

Entebbe, 27 luglio 2014

Il cuore comincia a battere più intensamente. È come se le emozioni gonfiassero il sangue che ha quindi bisogno di più posto per scorrere. E allora il cuore batte più forte, per spingerlo su, il sangue, dritto agli occhi stanchi, desiderosi di trovare i tuoi, di catturarli e non mollarli più. Poi il cuore spinge ancora più su, il sangue, che va alla bocca, che stanotte non dovrà parlare ma colorarsi di rosso vivo, vivo come te, sorella. Deve confondersi con la tua vita, il mio rosso. Poi il cuore spinge ancora più su, il sangue, che va alla materia, grigia, attiva nonostante l’ora tarda, ballerina, in cui è costretta a lavorare. E infine scende verso le mani, che ti condurranno alla nostra dimora.
Il sonno ci rapirà. Rapirà quelle due sorelle cresciute insieme, che si sono prese per mano appena viste e non si sono ancora separate, nonostante tutto. Rapirà la nostra complicità, i nostri occhi identici e le nostre bocche diverse. Rapirà i nostri sogni, così vicini da confondersi. Rapirà i nostri animi, abbracciati come non mai.

Le ginocchia tremano, non riesco a controllarle. Non è per il freddo, siamo in Uganda, anche se il cappuccio della felpa mi protegge i pensieri. Non è per il freddo che la mia ombra si muove schizofrenica. È che tu ci sei, anche se non ti posso vedere. È che tu sei qui.

Ho sentito i tuoi respiri, ho annusato i tuoi respiri, ho sorriso dei tuoi sorrisi. Tu sei qui.

Frangipane

Come in una genuflessione, ti inchini per raccogliere il fiore più bello, l’ultimo caduto. Lo porti vicino alla tua bocca, come volessi assaggiare la sua delicatezza. Ciò che conduce il tuo gesto, però, non è il gusto, ma il tatto. È il pensiero di un bacio, dolce e profumato come quei petali, come le sue labbra. Quando lo sguardo ti sussurra violentemente che ciò che stai per sfiorare non sono le sue due calde virgole carnose, la mano spinge il fiore un po’ più su, accompagnando quella stella arrotondata fino alle narici, assetate di un profumo che conosci bene, ma che agogni ancora perchè ti fa sentire a casa, perchè ti piace. Lei non è quel fiore, come non può essere quelle labbra né quel profumo. Perchè lei non è, lei non vive, lei non esiste. Perchè non può più innamorarsi di quel letto, incastrato tra le grigie pareti della stanza. Perchè lei non può più annusare l’odore dei muri impregnati di sogni e sospiri, perchè lei non può amarti e quindi non può vivere.

Che sapore hanno?

Non ricordavo più
il sapore delle
mie lacrime

non ricordavo più
di saper
piangere

forse
volevo dimenticare
le lacrime
e i loro perché

piango per me
perché non so
farmi amare

piango per te
perché non ti ho
insegnato
a farlo

piango per noi
perché non
abbiamo più
un futuro

forse non
l’abbiamo
mai avuto

ma ci abbiamo
creduto
ci bastava per
sognare

ora anche tu
ricordi che
sapore hanno
le lacrime?