La verità é

La verità é che non so come sto. Non hanno ancora inventato le parole adatte per descrivere ciò che sento, o, più semplicemente, non le conosco.
Non é una questione di giorni, non é che un giorno sono allegra e un altro sono triste. É questione di attimi. Sono una barchetta fatta con il guscio di una noce e un foglio di carta che naviga verso le cascate, sono in bilico sui precipizi formati dalle crepe del cuore, sono uno schermo colpito da un raggio di coscienza che riempie gli occhi di polvere, sono una ballerina di pezza nelle mani di un mangiafuoco imprevedibile.
La verità é che mi sorprendono le lacrime così come i sorrisi che nascono spontaneamente sul mio viso, senza preavviso. Non riesco a prevedermi, non riesco a sentirmi. L’emozione affiora subito in superficie, non sono in grado di trattenerla in nessun modo. Si può stringere dell’acqua tra le mani? Si può fermare il vento? Che sapore ha il fuoco? Che gusto ha una pietra? Che giorno é oggi?
La verità é che il pensiero di mia sorella mi fa sorridere e quel sorriso mi ricorda la voglia che ho di infilarmi sotto le coperte con lei. La verità é che il tondo viso di Moses che mi guarda interrogandomi silenziosamente mi fa venire da piangere, perché quelle lacrime sanno di un lungo arrivederci.
La verità é che non so come sto, ma vivo. Vivo questo momento denso. Vivo pensando al miracolo di essere sopravvissuta a sette anni di Africa, vivo sognando la mia futura vita in Italia. Sorrido piangendo, senza combattere o sopprimere nessuna emozione, perché le ucciderei, mentre voglio che trovino eco nelle mie vene, anche se mi confondono e mi stordiscono, anche se mi lasciano senza forze e senza sonno. Vivo l’attimo, allegro o triste che sia. Altro non so fare. O forse, più semplicemente, lascio che l’effimera quotidianità africana mi ricordi l’importanza del vivere nel presente, come se non ci fosse futuro e il passato fosse, semplicemente, un ricordo da tenere stretto al cuore.

Andrea Colasuonno smonta le nove balle sull’immigrazione in Italia

DREAMERS AT WORK

imageNegli ultimi tempi fra le provocazioni di Salvini, i blitz di Borghezio e Casapound, le aggressioni in autobus o per strada ai danni di africani accusati di portare l’Ebola, gli scontri di Tor Sapienza, le esternazioni di Grillo circa il trattamento da riservare a chi arriva dal mare, il clima attorno agli stranieri si è di nuovo fatto abbietto e a tratti pericoloso. Ho voluto allora confutare punto per punto le argomentazioni più usate dai razzisti a vario titolo, tanto per fare chiarezza e dimostrare che il razzismo rimane un basso istinto che va semplicemente educato e soppresso e non ha alcuna ragione razionale per essere professato.

1) “Vengono tutti in Italia”
Gli stranieri in Italia sono poco più di 5 milioni e mezzo, ossia l’8% della popolazione. Solo 300 mila sono gli irregolari. Il Regno Unito è il paese europeo al primo posto per numero di nuovi immigrati con…

View original post 978 more words

Ultimo fiato

Ti osservo da lontano, Italia
refolo che alita
sulla mia guancia
freddo- che non trova
la sua primavera

ti annuso da lontano, Italia
sentore presagio
dei miei pensieri
ozia rinnegando
il suo passato

ti piango da lontano, Italia
paura di corpi galleggianti
nel mare dell’ignoranza
trovano l’ultimo fiato

ti sfioro da lontano, Italia
nutrita dai vivi dell’indifferenza
bagnata dai morti
della speranza.

Io e… (polveri dall’Italia)

Io e la mia sorellina che piangiamo all’aeroporto, mentre la gente ci guarda imbarazzata e le nostre lacrime bagnano il giubbino dell’altra.
Io e il mio papà, mentre mi cucina le verdure alla griglia pensando: “Come avrò fatto a trovarmi due figlie vegetariane…”
Io e la mia mamma che ci gustiamo una piadina, che facciamo colazione insieme e che parliamo “delle ragazze”.
Io e te, che ci incontriamo per un aperitivo in un bar anonimo, che diventerà speciale, perchè sarà l’alcova del nostro primo appuntamento.
Io e le mie “nipotine” Asia e Gaia, mentre cercherò di far ben presente a loro e ai rispettivi genitori che sono e sarò la zia africana che le istigherà a scoprire nuovi orizzonti fin da piccole.
Io e le mie nonne, mentre le ascolto e mi ascoltano.
Io e le mie zie, che mi viziano con cenette stupende.
Io e i miei zii che, come tutti gli uomini che mi circondano e mi vogliono bene, mi prendono in giro.
Io e lo squadrone dei miei cugini che mi chiamano Frency, che mi illuminano con i loro racconti, i loro sogni, le loro vite.
Io e lo SVI, tra una riunione e una birra. Condivisione, passione, sentimento.
Io e la Karamoja, che mi manca.
Io e i miei stregoni, che mi spingono al di là di ogni mia immaginazione.
Io e me stessa, mentre ascolto la musica, leggo sul treno, vado in edicola, mi gusto gorgonzola e gelato.
Io e i miei quaderni, gli appunti, le fotografie scattate per fissare gli istanti, per ricordarli, per riviverli ogni volta che sentirò la loro mancanza.

Ritratti -SORELLA-

Come sorridi con tua sorella, non sorridi con nessun altro”.

 

Sei come un’onda sfiorata dal vento che decide la direzione da prendere, che gioca con te. Il tuo viso girasole attende, rivolto verso il basso, un raggio di sole che gli dia vita, che gli dia un motivo per elevarsi. Il tuo corpo si muove sotto la forza delle note, un corpo spezzato in due: i piedi nel fango e la testa nelle nuvole. Le mani, le dita, il ventaglio, la gonna, il rosso. Balla, non pensare.

 

Mi porti al Teatro degli Arcimboldi con l’inganno.

“Ma non andiamo da Alby?” ti chiedo appena vedo che prendiamo una direzione diversa da quella che mi aspettavo.

“Sì, ma faccio l’autostrada” mi rispondi, quasi un po’ seccata.

A me sembra un po’ strano entrare in autostrada per percorrere i pochi chilometri che dividono Palazzolo da Coccaglio, ma non obietto. Poi prendiamo la direzione per Milano. Non stiamo andando da Alby. No.

“Ma dove stiamo andando?” Ti chiedo, finalmente.

Sorridi. Il tuo è un sorriso che dice: te l’ho fatta, sono riuscita a farti una sorpresa. Hai l’aria soddisfatta. E io curiosa. Ma resisto. Non voglio rovinarmi la sorpresa. Consumiamo in macchina una cena frugale, buonissima, intima. Ora capisco il perchè della borsa con le merendine e il té.

Poi entriamo nel teatro, che è illuminato a festa e si sta vestendo con i colori degli abiti degli ospiti che, piano piano, lo riempiono. Ora capisco perchè mi avevi detto di vestirmi un po’ elegante.

Mi dici: “Questo è il nostro spettacolo, sembra fatto apposta per noi”.

Vivo su un altro pianeta per un’ora e mezza, con te come accompagnatrice. Il resto non esiste più. Ci siamo solo noi e gli artisti che volteggiano, danzano e sfilano. È davvero il nostro spettacolo. Èil “Circle Eloize”. C’est très jolie, mon amour.

 

Una pacca fraterna, sorella, in ricordo della presentazione del libro di Sante Notarnicola al Caffé Letterario di Brescia. E poi a cena, al Bistrò Popolare, con un pezzo di storia seduto al tavolo accanto al nostro. Solo tu potevi. Solo tu puoi.

 

La tua casetta in stile londinese, con la chiocciola che ti costringe a tirare il fiato mentre la scali, con il tetto di legno e le locandine dei film, ci ascolta e accoglie.

Quelle mura strette che si affacciano sul lago custodiscono le nostre chiacchiere, le nostre confessioni, le risa e le lacrime. Si aprono ai cugini e agli amici.

 

Sei nei miei sogni, sorellina, nei miei pensieri, nei miei respiri.

 

Grazie di tutto.

 

Eccoci

Non ricordavo già più quanto fosse bello passeggiare per le strade di Kampala, a piedi, mentre percorro le bancarelle del mercato, in prestito sul ciglio della strada, cercando avocadi e patate per la cena, o quanto fossero incantate le capanne che scorrono davanti ai miei occhi mentre sollettico in macchina la lingua rossa che mi conduce in Karamoja o quanto l’Africa mi amasse sorridendomi. L’Italia e il suo vortice di amore, sorrisi, buon cibo e vino, incontri e saluti mi ha risucchiata ammaliandomi.

 

Mentre riscopro con rinnovato piacere la bellezza della mia vita africana, voglio assaporare di nuovo alcuni avvenimenti, voglio rivivere certi istanti, emozionarmi abbracciandovi ancora una volta. Con le mie parole, i miei ricordi e il mio quaderno come aiutanti.

 

A presto, allora, con i “Ritratti” di alcuni di voi…