Come i treni a vapore

Cerco di ricrearmi un posticino anche qui, come ho fatto in Karamoja.
Primo sorso di vino rosso. Buono. Il cielo, se non fosse per i fastidiosi lampioni e gli ingombranti cavi elettrici che paiono ragnatele arrabbiate, potrebbe ricordarmi quello di Iriiri. Quel cielo sospirato, a cui mi sono rivolta mille lune.
Secondo sorso. Caldo. La strada bela di pecore carenate. La radio narra. La musica è sempre quella. Nakoru è lontana, ma il suo cuore è sempre lo stesso, come la musica.
Terzo sorso. La Karamoja rivive in me, insieme all’eco strano di una canzone che urla che il dolore passerà, come i treni a vapore. Un dolore nostalgico che porta con sé un gusto di speranza, quella che non mi ha mai abbandonata, come la musica.
Il dolore passerà, come i treni a vapore. La musica e la speranza non passeranno mai, perchè so sognare e non voglio smettere di farlo.

Ma cos’é, allora?

Ma cos’é, allora, l’amore?
É un fuoco che non ha bisogno di legna per ardere, un perdono perpetuo che arriva all’improvviso e ti travolge con la sua forza, un soffio sull’orecchio che al momento ti fa rabbrividire ma poi ti lascia nell’attesa che ne arrivi un altro perché, in realtà, ti sei sentita lusingata da quella brezza. Una scatola di desideri riempita di sogni che viene accantonata per accoglierne un’altra, confezionata da persone che, forse, non conoscono i tuoi gusti, un labirinto di mura trasparenti tra le quali scorgi la meta ma non sai come arrivarci, un palcoscenico che, spesso, non dice nulla al pubblico pagante ma che a te, che ci stai sopra, fa provare l’ebrezza delle luci sul tuo viso rimasto nell’ombra per troppo tempo, un paio d’ali che ti eleva in cielo, ti lascia godere del panorama e poi, con la stessa velocità con cui si sono aperte, si richiudono sotto di te e ti lasciano sprofondare negli inferi dell’abbandono, un fiore che sboccia tra le crepe del cuore, bagnato da lacrime di rugiada, uno spillo manovrato da mani inesperte, adolescenti, un filamento delicato tessuto da sospiro e desiderio, minacciato da noia e paura.

Sogni confusi

In questa notte che notte non è, i miei sogni si confondono. Una nuova quotidianità da srotolare e la Karamoja che mi rincorre, si infila nei pensieri più profondi per portarmi ancora una volta là. Ma io ho sonno, voglio far finta di dormire ancora un po’, mentre tu, sole rosso, tra poco ti sveglierai. Allora manda il tuo più bel sorriso alle formichine che solleticano la tua pelle. Mi affido ai tuoi raggi che tante volte hanno svegliato anche me. Io, ora, spengo la luce.

Empatia

Tutto inizia con questa poesia, nata una notte danzante a Kampala passata con due amici speciali, Valentina e Francesco…

Mi vesto di lei
mi copro di empatia
le sue lacrime
sono le mie

le danze – la vita
la musica – l’amore
le cose importanti
accadono per caso

l’alcol
apre il cuore
guardi e trovi
il niente

increspatura
sulla pelle
me stessa
i miei sogni

trepidazione
sul viso
i miei battiti
i miei sospiri.

Emozioni di vita

Una lacrima che obbliga le labbra
a chiudersi per non perdere
quella goccia di vita

un sorriso che obbliga il capo
a chinarsi per non ostentare
un’insensata euforia

un battito che obbliga il petto
a farsi capace per non comprimere
il sussulto di empatia

questi i sapori che
alimentano la vita

questi i colori che
dipingono i sogni

questi i profili che
ricamano gli orizzonti