Soffio d’Africa (dedicata a tutte le donne)

Ombrate deità

riversano sangue

in sospiri d’alacrità

con cuore che langue

seducente stella

sostiene il firmamento

corona potentilla

elevata dal filamento.

Advertisements

Donne

Continua l’omaggio alle perle, che questa volta assumono una forma più umana: le mie donne. Persone speciali che, nonostante la lontananza, mi fanno sentire voluta bene, mi amano, mi sostengono, mi fanno sorridere, mi ascoltano pazientemente, mi consigliano, mi aiutano a continuare questo percorso africano, mi fanno sperare, mi sono amiche, sorelle, madri.

 

La mia Dudy… sono circondata da te, sorella. La mia stanza, i miei abiti, i miei completini, le borse, le scarpe, le foto, i bigliettini, i libri, i manifesti, i comunicati politici stampati su carta rossa, le cremine, tutto questo mi parla di te. Quando ascolto la Bandabardò, quando metto “Mia dolce rivoluzionaria” ad alto volume, quando le parole degli Atarassia mi fanno tornare indietro di otto anni, quando la voce di Skin mi fa venire i brividi, quando ballo sulle note dei Gogol Bordello tu sei con me. Quando il tuo volto mi sorride e i tuoi occhi mi rimandano allo splendido mare spagnolo ritratto dietro di te, non posso far altro che rispondere allo stesso modo, sorridendo a mia volta e lanciare uno sguardo lontano, verso di te. Quando metto solo un orecchino e Moses mi chiede: “L’altro ce l’ha tua sorella, vero?”. Tu sei il mio cuore, ciò che mi rende viva, sei il rosso, colore della passione, dell’attività, il colore del sangue e del fuoco. Sei la persona che, più di tutte, mi conosce. Che crede in noi come sorelle, come rivoluzionarie, come Belotti, come amiche. Il tuo abbraccio, le coperte, la tua Micia in mezzo a noi, il piumone che ci soffoca, la cioccolata calda, queste siamo noi due, insieme. Ma siamo anche due ballerine, due studiose, due coccolone, due che amano vivere forte, senza risparmiarsi, anche se a volte, fermandoci e guardandoci indietro, ci chiediamo perchè… Siamo quelle che ridono per niente, o per cose che capiamo solo noi, lasciando gli altri a guardarci imbarazzati per la nostra ilarità incomprensibile. Siamo una cosa sola, nonostante la lontananza, le diversità, le scelte che ci hanno portato dove siamo. Siamo lo ying e lo yang, opposti che si completano.

 

La mia mamma… tante piccole cosine che mi fanno sentire a casa, che rendono la mia stanza una vera torre principesca. Tutto profuma di te. Tu sei il sangue che mi scorre nelle vene, che arriva capillarmente a scandare ogni mio singolo atomo. Il tuo colore è il rosa, mamma, che rappresenta umanità e vita. Che è il colore della pelle, in cui tutti gli opposti che vivono dentro di me trovano spazio. Mi hai insegnato il coraggio e la forza, la dolcezza e l’attenzione agli altri.

 

Ombre, tu sei il mio braccio sinistro, solo per una questione politica. Altrimenti saresti il destro. Sei il colore giallo, che simboleggia coscienza e intelligenza. Con Asia al tuo fianco hai raggiunto una completezza perfetta che mi infonde speranza.

 

Anna, il mio ombelico, centro nevralgico di tutte le energie e dell’equilibrio. Senza di te barcollerei, senza di te sono come una vela che asseconda i capricci del vento. Sei il colore bianco, l’unione luminosa di tutti i colori, simbolo di purezza.

 

E poi ci sono tutte le altre donne che, in un modo o nell’altro, completano il mio essere, ognuna a modo suo.

Susina, la mia sorellina adottata, che con la sua originalità è riuscita in poco tempo ad abbattere le mie barriere da bacchettona.

Michela, che mi ha saputo ascoltare in un momento in cui non ero esattamente me stessa e che, nonostante questo, mi vuole bene.

Valentina, che si è aperta a me, mi ha messo il suo cuore in mano e me l’ha affidato.

Mara, conosciuta per caso in stazione a Rovato, in una mattina come tante. Mi sono avvicinata a te e, nel vederci, qualcosa è scattato. Da allora, nonostante le pause, quel qualcosa ci unisce ancora.

Isabelle, la mia guida spirituale, che mi sta aprendo la strada verso la conoscenza e l’accettazione di me stessa e degli altri.

Le mie zie e le mie nonne che danno forma e varietà alla mia famiglia. La mia unica cugina, Anna, bella, giovane e piena di vita.

Le ragazze conosciute a Kiremba e a Ngozi, durante i miei quattro anni in Burundi. Senza di voi la mia esperienza là sarebbe stata molto diversa, sicuramente più triste, solitaria e monotona.

Le ragazze che ho conosciuto qui, in Karamoja e a Kampala, che danno al mio lato femminile, schiacciato in questa terra un po’ maschilista, respiro, libertà, sfogo necessario per reiquilibrarsi.

Le SVItate, le mie vecchie compagne di classe, le amiche d’infanzia…

Tutte voi siete un arcobaleno, quello che si forma dopo una giornata di pioggia, tra le nuvole nere che ancora si divertono a correre nel cielo immenso.

 

A tutte voi, a quelle che incontrerò e a quelle che ho dimenticato, grazie. Senza di voi non sarei. Senza di voi non esisterei. Senza di voi mi perderei.

Messaggio dall’Africa, la Madre Terra

Dal cuore della terra rossa il mio pensiero e omaggio, volano lontano, abbracciano tutto il mondo, tutte le donne.
Penso a tutte le anime maltrattate, violate e violentate, segregate, emarginate, sole, inermi, impotenti.
Penso alle donne con il velo, quelle in carriera, quelle in maternità, quelle al lavoro e quelle chine su una scrivania a studiare, quelle lontane da casa, quelle che di casa non escono mai. Quelle che frequentano l’università e quelle alle quali è negata l’istruzione. Quelle in bikini, quelle che si decorano le mani e i piedi con l’henné, quelle dall’estetista e quelle dalle guaritrici. Quelle che vivono in un attico e quelle che trascorrono le loro giornate fuori dalla loro capanna. Quelle con il cuore infranto, quelle innamorate, quelle sole, quelle con tutta una tribù intorno. Quelle felici e quelle infelici.
Penso alla mia mamma, alla mia splendida sorella, all’infinita Anna, alla futura mamma Ombretta e alla sua bimba, Asia. Penso a Silvia, alla Susina, a Michela, a Valentina, a Monica, Marianna. Penso alle mie zie, alle mie nonne. Alle donne che mi sono vicine e quelle che incontrerò. Quelle che mi hanno sfiorato, quelle che ho perso per strada. Quelle lontane e quelle vicine.
Il mio omaggio va alle donne morte sul lavoro, che hanno dato vita a questa festa. In loro onore, per il loro sacrificio, la commemorazione della sofferenza del genere femminile ha trovato uno sfogo.
Dolore, sofferenza, ingiustizia, sacrificio. Questa è la vita della maggior parte delle donne. Ma oggi voglio ricordare i sorrisi, la forza, il coraggio, la solidarietà, la com-passione che ci unisce, che ci rende uniche, che ci permettere di riscattarci ogni singolo giorno.
Il mio pensiero va a tutte voi…

Un ricordo alle donne morte per i loro diritti

Augurando banalmente a tutte le donne una buona “Festa della donna”, vorrei porre l’attenzione di tutte noi all’origine di essa. Ecco qui di seguito un’estratto della storia che dovrebbe ricordarci il sacrificio fatto da chi ci ha precedute per la nostra emancipazione, per la nostra indipendenza, per i nostri diritti. “L’origine della Festa dell’8 Marzo risale al 1908, quando un gruppo di operaie di una industria tessile di New York scioperò come forma di protesta contro le terribili condizioni in cui si trovavano a lavorare. Lo sciopero proseguì per diverse giornate ma fu proprio l’8 Marzo che la proprietà dell’azienda bloccò le uscite della fabbrica, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa. Un incendio ferì mortalmente 129 operaie, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano semplicemente di migliorare la propria qualità del lavoro. Tra di loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle donne italiane che, come le altre, cercavano di migliorare la loro condizione di vita. L’8 marzo assunse col tempo un’importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il riscatto della propria dignità. L’8 Marzo è quindi il ricordo di quella triste giornata. Non è una “festa” ma piuttosto una ricorrenza da riproporre ogni anno come segno indelebile di quanto accaduto il secolo scorso.” Ricordiamoci. Dobbiamo onorare ogni giorno la morte delle operaie. Dobbiamo lottare ogni giorno per le donne che non possono permetterselo. Dobbiamo alzare la testa anche per loro, per permettere alle piu’ sfortunate di scorgere un orizzonte piu’ vasto, piu’ lontano, piu’ bello. Glielo dobbiamo.

Orgogliosa di essere donna

Finalmente abbiamo alzato la voce. E la testa.
Centomila persone a Roma, Milano e Napoli. Ventimila a Palermo e migliaia a Trieste, Bari, Pesaro, Bergamo e Genova. E poi a Bruxelles, Parigi, Barcellona e New York. E tante altre ancora.
La manifestazione di sabato promuove la dignità. Della donna, e non solo. Promuove una politica trasparente, pulita, incensurata. Promuove i diritti naturali di donne, uomini e bambini. Una vita più giusta, più rispettosa, più dignitosa.
“Se non ora quando” ha cambiato qualcosa. Ha mostrato alla classe politica italiana che siamo ancora vivi, che abbiamo il coraggio di scendere ancora nelle piazze a gridare il nostro dissenso, che possiamo ancora decidere sul nostro futuro. Pensavano di avere a che fare con persone ignoranti ed egoiste, ma si sono sbagliati. Pensavano che la nuova strategia della tensione utilizzata dal governo Berlusconi ci avesse davvero intimorito, ma non avevano fatto bene i conti. Non avevano calcolato che la Memoria storica ci unisce ancora, che la forza del popolo è ancora viva, che non abbiamo paura di loro. Pensavano che il nostro orgoglio di italiani fosse stato lasciato in un dimenticatoio, ma noi l’abbiamo rispolverato e tirato fuori al momento opportuno. Pensavano che le armi e la detenzione di esse ci spaventasse, ma noi abbiamo la forza delle parole, e questo ci basta.
Slogan da ogni parte d’Italia parlano per me. Ne cito alcuni: a Milano, riferendosi alla ex moglie di Berlusconi, Veronica Lario, uno striscione dice “Veronica è libera… ora tocca a noi”. A Roma “Non chiamatemi escort, sono una puttana. Non chiamatemi puttana, sono una schiava”. A Napoli “Mi riprendo il mio futuro”. A Venezia “Berlusconi, tu ci Ruby la libertà”. A Bari “ Chi governa deve dare il buon esempio e non chiedere il legittimo impedimento”. Trieste “Donne sull’orlo di una crisi di disgusto”. E infine, a Pesaro “Siamo stufe di mantenere una classe dirigente venduta e comprata”.
Nell’aria c’è quindi profumo di libertà, di cambiamenti, di giustizia. Un profumo che avevamo scordato, che da tempo non solleticava più il nostro olfatto. Ma ora lo sentiamo forte e non potremo più farne a meno. Non potremo più rinunciare al gusto di prendere in mano il nostro destino e decidere autonomamente cosa farne, non potremo più accettare che ci vengano tolti diritti che i nostri genitori hanno ottenuto con la costanza e con il sacrificio, lo dobbiamo anche a loro, e anche ai nostri nonni che hanno combattuto per un’Italia libera da fascismo, libera da discriminazioni, libera da classi e ceti. E lo dobbiamo ai nostri figli, per garantire loro un mondo più equo, più giusto, più rispettoso, più colorato.
Peccato non aver potuto partecipare a tutto questo, non essere lì. Ma il profumo di dignità è arrivato fino a me, e per questo ringrazio tutti voi che siete scesi in piazza anche per me.