Empatia

Tutto inizia con questa poesia, nata una notte danzante a Kampala passata con due amici speciali, Valentina e Francesco…

Mi vesto di lei
mi copro di empatia
le sue lacrime
sono le mie

le danze – la vita
la musica – l’amore
le cose importanti
accadono per caso

l’alcol
apre il cuore
guardi e trovi
il niente

increspatura
sulla pelle
me stessa
i miei sogni

trepidazione
sul viso
i miei battiti
i miei sospiri.

Vale molto di più

Una stanza scarna, essenziale. Musica, birra e cuori pulsanti. La ricchezza la compriamo con i nostri sorrisi e la voglia di stare insieme. Natiche e capelli sciolti, seni e piedi che danzano. Ballo accanto a un ragazzo sordo. Lui segue il ritmo guardandomi, io ascolto la musica con il cuore, imparando da lui.
Pensavo non ci fosse nulla da festeggiare, pensavo che la mia tristezza la facesse da padrona.
Mi sbagliavo, perché il nostro esserci era motivo di gioia, la consapevolezza di aver trascorso tre anni qui vale molto di più di un arrivederci. Io faccio parte delle loro vite come loro della mia, questo vale molto di più della distanza. Mani che si stringono in segno di riconoscenza, pensieri che si rivolgono all’unisono in alto in segno di rispetto, questo vale molto di più del tempo che separa il nostro prossimo incontro.
Le montagne non si possono incontrare, ma gli esseri umani sì. Questa la massima del giorno, perché i karimojong hanno un aforisma per ogni occasione.
E li saluto così, condividendo un pranzo, un ballo, un tempo. Quello che ci ha reso partecipi di qualcosa di speciale.
Alakara nooi, guys. Vi terrò sempre nel mio cuore.
ciao franca-19

ciao franca-24
Ringrazio Fabio per le foto, grazie di cuore.

Noi

Tumtum, un cuore che batte. Tumtum, l’altro gli risponde. Tumtum, dodici anni. Tumtum, un mese alla mia partenza. Tumtum, un quartiere di Kampala. Tumtum, la Karamoja. Tumtum, la tua casetta in un quartiere di Kampala. Tumtum, la mia casetta a Iriiri. Tumtum, un sabato pomeriggio. Tumtum, i nostri cuori che pulsano accanto alle tue fotografie. Tumtum, i nostri sguardi che parlano senza che gli altri capiscano. Tumtum, le mie dita che scivolano sulle pagine dei miei pensieri. Tumtum, questi siamo noi…

Siamo stati insieme una vita. Sono cresciuta cercando la tua approvazione allontanandoti da me.
Stiamo crescendo distanti, le mie scarpe non sono più le tue, i nostri sorrisi si rivolgno ad altri.
Cuore, lune, sangue dedicati altrove.
Dovevo starti lontana per far nascere la donna che era nascosta in me.
Tra poco me ne andrò, mentre tu resterai qui, insieme allo specchio che mi hai regalato. Quello specchio che ha impresso l’immagine di una persona che non esiste più. La nuova immagine si definirà col tempo, per ora c’é solo una sfumatura. Tu resterai qui a mettere a fuoco altri volti, altre vite, altri colori.
Magari, un giorno, i nostri sguardi si incroceranno di nuovo, parleranno una nuova lingua ma si capiranno come hanno sempre fatto.

Tratto da “16 anni di alcol” di Richard Jobson

C’é una fase in cui non si bada a cose come la sopravvivenza, però la gente che non ha paura sa che non dura a lungo. Chi ha coraggio conosce la verità, conosce la paura. Certe volte uno non ce la fa a dire all’altro “Mi dispiace” non migliorerebbe le cose. No, non le migliorerebbe. Paura, paura, paura. A volte, se uno ci prova, le cose potrebbero prendere una piega diversa. Se il tuo cuore batte nel modo giusto, una possibilità, forse, ce l’hai.

16 anni di alcol