Cosa c’è da festeggiare di Alessandro Gilioli

Oggi e il 25 aprile e la testata di proprietà del Pdl “Il Secolo d’Italia” si chiede «che ci sarà mai da celebrare?».

Già, perché secondo il suo editoriale «la peggiore eredità che il Fascismo ci ha lasciato è l’antifascismo» (notare le maiuscole) e «la democrazia gli italiani di allora l’hanno ricevuta dopo una guerra fatta di bombardamenti sulle città e un’invasione».

Ecco, questa è la destra insieme alla quale oggi, 25 aprile, il Pd sta andando a governare.

Forse ha ragione “Il Secolo d’Italia”: non c’è niente da celebrare, né tanto meno da festeggiare.

Occupy 2 giugno da Piovono rane di Alessandro Gilioli

Il 2 giugno, compleanno di una Repubblica che per Costituzione ripudia la guerra, è dal 1950 paradossalmente celebrato con una parata militare. In assenza di dati ufficiali della Difesa – viva la trasparenza eh, ministro Di Paola – il Sole 24 Ore stima che quest’anno abbia un costo tra i 2,6 e i 2,9 milioni di euro, ma «si tratta di un bilancio preventivo, destinato a subire qualche lievitazione in fase di consuntivo». Meno degli anni scorsi, si vanta il governo – e ci mancherebbe, aggiungo io. Né Monti né Napolitano hanno finora sentito il bisogno di sospendere – almeno quest’anno di recessione acuta, almeno dopo i terremoti nel nord – questa inutile esibizione a metà tra il Sudamerica golpista e gli ex regimi dell’est sovietico. Ce ne sarebbe abbastanza per sdraiarsi sul vialone dei Fori da stasera, e non andarsene fino al mattino del 3 giugno, no?

Fermata Termano, di Alessandro Gilioli

Non si puo’ far finta di niente. La denuncia dell’ennesima morte sul lavoro, di Alessandro Gilioli:

“Il sindacato Fillea-Cgil denuncia con un video le condizioni di lavoro nella linea C della metropolitana romana. Turni di notte, buste paga farlocche o inesistenti, operai che dormono dentro le baracche del campo base e spostati da un cantiere all’altro per svolgere mansioni senza alcuna formazione sulle competenze.

Stiamo parlando della costruzione della metropolitana di Roma, non di un palazzotto abusivo in un paesino sperduto della Calabria o del Veneto.

Ieri a Roma un operaio della linea C è morto cadendo in un pozzo. Stava lavorando nella zona di Torre Maura, periferia sudest della capitale. Si chiamava Luigi Termano, aveva 26 anni.

Il mio amico Marco Bazzoni, operaio che si occupa di questi temi da anni, proprio l’altro ieri mi ha mandato una mail sull’articolo 14 del decreto Semplificazioni appena varato dal governo Monti, che «prevede la soppressione o la riduzione dei controlli per la sicurezza sul lavoro per le imprese in possesso del certificato di qualità Iso-9001 o altra appropriata certificazione emessa, a fronte di norme armonizzate».

In pratica, mi scrive Marco, «d’ora in poi basterà avere un certificato UNI ISO-9001 o UNI ISO-14001 o BS OHSAS 18000 per vedere ridotti o soppressi tutti i controlli della pubblica amministrazione, tranne che in materia fiscale e finanziaria. L’avesse fatto l’ex governo Berlusconi, adesso saremmo in piazza a manifestare, i lavoratori sarebbero fuori dalla fabbriche a scioperare, ci sarebbero dei manifestanti davanti a Palazzo Chigi, invece nulla. Ma è una paese normale quello dove di un articolo che smantella i controlli per la sicurezza sul lavoro si parla così poco? Non si sente il dovere morale di parlarne? C’è in gioco la sicurezza nei luoghi di lavoro! O forse 1.200 morti sul lavoro ogni anno sono ancora troppo pochi?».
Sì, qui la si pensa come Marco, e si pensa anche che la fermata della metrò C fra Torre Spaccata e Tobagi, periferia sudest di Roma, potrebbe essere opportunamente intitolata a Luigi Termano, operaio, 26 anni: perché a tutti quelli che salgono e scendono dai treni sia ricordata ogni giorno la tragedia infinita delle morti sul lavoro.”

Sono un estremista da Piovono rane di Alessandro Gilioli

Sono un estremista:

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Sono un estremista perché penso che non si possano chiedere sette anni di lavoro in più alla gente se allo stesso tempo non si tagliano anche le spese militari.

Sono un estremista perché credo che se la Chiesa cattolica italiana ha benefici per cinque o sei miliardi di euro all’anno, forse potrebbe rinunciare a un decimo di quei benefici per il bene comune.

Sono un estremista perché penso che non si possa far finta che in questo Paese l’1% dei cittadini detiene il 13 per cento della ricchezza nazionale – e basterebbe una tassa patrimoniale dello 0,5 per cento per ottenere un gettito di 5 miliardi di euro,

Sono un estremista perché sono convinto che chi prende più di 100 mila euro l’anno, se pure ne scuce un paio alla comunità non avrà ragione di piangere.

Sono un estremista perché credo che una maggiore equità sociale e i diritti civili non siano alternativi, ma parte di un unico, forse ancora indicibile, progetto di Paese.

Sono un estremista perché penso che accontentarsi di un governo cattolico di destra educato e perbene sia la morte della speranza.