Punto

Quattro poeti da leggere, pubblicato dall’associazione letteraria e culturale Carta e Penna, è pronto. Chi volesse acquistarlo, può scrivere al seguente indirizzo e-mail: cartaepenna@cartaepenna.it (non ci sono spese di spedizione da pagare)

Questa, inoltre, è la nota critica sulle mie poesie da parte di Fulvio Castellani.

Se la poesia è lo scrigno in cui vengono miscelati l’ieri e l’oggi, in cui vengono riprese immagini e sensazioni, esperienze e incontri…, la poesia che ci offre Francesca Belotti rispecchia appieno tali concetti.
Sì, perchè dai suoi versi, dalle tonalità forti e marcate di amaritudine oltre che di aperture (sarebbe meglio dire di suggerimenti) in direzione di un dopo migliore che valga per tutti, si eleva quasi un urlo di rabbia, di non accettazione, di denuncia.
Sono versi semplici, i suoi, ma che scandiscono note in cui il vivere, l'”umore volubile” di chi bestemmia “contro differenti credi” e di chi sputa “sui vagabandi credi”, trovano una collocazione non epidermica sullo specchio che riflette silenzi strozzati, ansie, richieste d’aiuto mentre il sorriso si spegne e il terrore disegna maschere di buio sui volti di chi soffre e annega nel pianto.
Francesca Belotti costruisce, la sua poesia su precise esperienze di vita, e lo si nota a tutto campo proprio per l’acume con cui traccia e scolpisce orchidee accatno a interrogativi disarmanti, che scaturiscono da chi si confronta con il dolore ogni giorno e ogni giorno ingoia rospi amari, indifferenza, incertezza, soffi di vento avverso.
Come a dire che la poesia vive, sì, anche a tu per tu con i lividi dell’inganno e con l’inganno e con l’amaro in bocca, ma che la poesia ha il compito, come in questo caso, di uscire dal proprio guscio e di indossare quei colori che potrebbero e dovrebbero sciogliere “nodi fangosi” e guardi sanguinanti. Francesca Belotti, a nostro avviso, ci sta riuscendo. Eccome.

Punto.

Ciò che rimane

Brividi, frustate sibilate
lacrime, parole torturate
dita, corde pizzicate
labbra, sudore tremante
braccia, aiuto pesante
ombre, ferite impietuose
occhi, ricordi vergognosi.

Chi sono io per assistere a questo scempio chiamato civiltà? E poi, cosa rimane? L’egoismo. L’egoismo colma tutto.

senza titolo

Nessuno riceve dalla vita ciò che desidera a volte ciò che si merita ma spesso neanche quello.
Nessuno riceve dalla vita ciò che desidera a volte quello che si guadagna ma spesso neanche quello.
Questo è più di un sogno non è un pensiero etereo.
Paura e ignoranza un abbraccio mortale dal quale fuggire immergendo i piedi nella verità aprendo gli occhi sull’oceano di esperienze che dopo averci inghiottito ci sputa fuori con una nuova pelle. Forse.

Non ci credo

Non ci credo che questa luna è la stessa che ammiravo a Iriiri. Ha un sorriso beffardo, questa, svanito nei fumi della nebbia, di chi raccoglie sogni, insulti e speranze della povera moltitudine che ha perso ogni credo. Ha la consapevolezza, questa luna, di chi sa di poter voltare lo sguardo verso un universo lasciandoci le spalle come per comunicare che lei se  ne infischia delle nostre guerre, del nostro odio e dei nostri sogni. Perchè a lei, che si fa bella della luce delle altre stelle, non servono le nostre amenità. Lei basta a se stessa e non vuole accogliere vanità di un popolo che ha perso l’equilibrio come se stesse barcollando su un nastro sospeso nel vuoto del suo destino.

Tu odi

Tu odi la terra. Ci sputi sopra perchè hai esaurito gli improperi, ci sputi sopra perchè ti senti trattenuto dalle sue radici che aumentano il peso dei tuoi pensieri. Ci sputi sopra un po’ di quel catrame che ingoi da una vita e di cui non puoi più fare a meno.
Tu odi pure quel catrame perchè pesa sui tuoi polmoni già affaticati. Lo sputi fuori perchè ti dà quell’effimera sensazione di esserti alleggerito di un grammo di sofferenza, come se la sofferenza si potesse pesare… Sputi fuori con violenza quel peso grave che ti schiaccia contro quella maledetta terra. Lo sputi fuori con odio cercando di convincerti che domani ne potrai fare a meno, domani potrai lasciare questo posto.
Tu odi quel domani, perchè sai che non arriverà mai. Tu continuerai a pesare i tuoi respiri, sempre più affannosi, continuerai a bestemmiare il liquido vischioso senza sentirti più leggero.
La terra raccoglie tutti gli sputi e gli insulti, li assimila dalla parte vitale che la lega a noi e ce li restituisce piangendo angeli con la coda che insinuano guerre e, a loro volta, odio.

da qualche parte nel cielo

Guardavo il mar Mediterraneo, prima, che si confondeva col cielo, perchè una volta che ci si immerge nel primo, si passa all’altro in pochissimo tempo, il tempo di un respiro.

Guardavo questo inferno d’acqua insaziabile che attira a sé angeli ombrati, esseri umani che la tratta trasforma in forzati viandanti suicidi.