Storie di strada

Forse è l’aria che gira, forse è la polvere che brucia gli occhi, forse è il vento che gioca, forse è una bocca che bacia un occhio, forse un dito che silenzia una parola.

Cammino. Accompagnata da una nuvola di pensieri, da un mantello di ricordi. Cammino e osservo, spudorata. Strade, tombini, angoli e vicoli, persone. Fingo di sentirmi parte di tutto ciò, ma la verità è che il mio posto è un altro, il mio essere è ancora là. Fingo bene, mento, anche a me stessa. È così che la vita va avanti. La mia, non la loro.

Quando sono sola, tra le mura protettive del mio silenzio, riesco a sentirmi, avvolta da una tristezza senza odore né forma. La sento solo io, nelle scarpe, sulle spalle, nel cuore. Il mio silenzio, così come le mie vene, nascondono il mio animo ferito e inquieto, che non trova pace. Non possono capirmi, nessuno può. Perché questa è la mia vita, non la loro. La strada, la strada… Complice, teatro. I miei passi, i miei dolori. Li trattiene, li annusa, li soffia nebulosa, creando storie… non le mie.

Le loro.

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