Senza titolo -parte I-

Mi lancio in un nuovo progetto: dare respiro a questa sequenza di racconti, pronti da anni, che non hanno mai trovato il loro tempo. Vediamo se questa è la volta giusta…
Non c’è titolo che li possa unire, non c’è storia che li possa narrare. Sono nati quando ero in Burundi e poi li ho abbandonati. Ora, però, provo a svelarli nella loro nudità.

Quando arrivò il momento di partire, non sapevamo a cosa stessimo andando incontro, non potevamo immaginare quanto saremmo cambiati, cresciuti, maturati, non pensavamo che la nostra vita potesse mutare tanto.
Eravamo però sicuri di una cosa: quella era la nostra strada. Era la scelta giusta per noi.
La nostra canzone che non ci abbandonava mai durante i viaggi era perfetta per quest’occasione. “Don Chisciotte” cantata da Francesco Guccini era il nostro portafortuna. La cantammo a Londra, dopo un ultimo dell’anno magnifico passato ai piedi del Big Ben, rientrando alla nostra dimora, per tenere lontani freddo e sonno. La cantammo in Messico, sulla romantica spiaggia di Puerto Escondido, per sentirci più vicini a casa. Anche noi, come l’hidalgo e il contadino, trasformati in cavaliere e scudiero, ci sentivamo pronti per la caccia alle ingiustizie.

“Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.”

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