Una sera come un’altra…

Uno zio di Betty muore improvvisamente. Il cadavere giace lungo la strada, in attesa che qualcuno lo vada a recuperare per essere trasferito alla casa di origine. L’unica macchina disponibile a Iriiri è, a quanto pare, la nostra. Allora si parte.

Betty è seduta dietro, con altre persone che vengono con noi per aiutarla, mentre davanti, accanto a me, sale una bella signora col capo coperto, vestita bene, che si sorseggia una Fanta all’arancia. Mi sembra completamente fuori luogo, così lontana dalla realtà a cui stiamo andando incontro. Ancora più fuori luogo è l’odore troppo zuccherato di quella Fanta, che mi fa rivoltare lo stomaco.

In auto, durante il viaggio, nessuno fiata. Sembra che l’aria che respiriamo sia un dono prezioso, nessuno vuole sprecarne nemmeno un goccio.

Quando viene il momento di caricare la salma sul retro dell’auto, un senso di nausea si prende le mie interiora, con foga e cattiveria, come se la sacralità di quel momento non dovesse riguardarmi, come se volesse farmi sentire fuori luogo, come quella Fanta della signora velata.

I fari dell’auto mettono in risalto i contriti profili, la luce rossa dello stop crea una sorta di atmosfera che però non basta a nascondere la crudezza del fatto.

Ancora quel senso di nausea mi mette a dura prova quando, nel momento di partire, Betty mi dice che i piedi del cadavere escono dalla macchina, quindi non è stato possibile chiudere lo sportello. Bene, così dovrò andare pianissimo per non perdere il corpo irrigidito.

Il buio, poi, non aiuta, le migliaia di stelle sopra i nostri capi non riescono a sopperire la mancanza di una luce che illumini la strada. Allora strizzo gli occhi, come una miope, punto sfrontata gli abbaglianti e procedo a zig zag. I quindici chilometri più lunghi della mia vita, mi pareva di non arrivare più. Poi, non ricordo esattamente come, arriviamo. Tutti mi ringraziano sommessamente.

E io torno a casa con il mio senso di nausea, con il sentore di essere stata fuori luogo, ma cercando di pensare che il tempo accarezzerà gli scogli, fino a farli divenire sabbia. Cercando di pensare che domani sarà un altro giorno. Forse, migliore di questo.

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