Noi e la terra

Forse, a lungo andare, l’isolamento dal resto del mondo, per noi che dal resto del mondo proveniamo, ci chiede troppo. Le distanze ci schiacciano la testa con la forza del tempo contro la terra.

E noi la respiriamo, questa terra rossa, che penetra nei polmoni stringendoli dall’interno, dando una scossa ogni volta che tentano di allargarsi un po’.
E noi la mastichiamo, questa terra, la ingoiamo mischiata al fango e al sangue. Ti fa male, mentre scende a fatica, attirata dalla vigore che la risucchia verso lo stomaco.
E ci cospargiamo i capelli, con questa terra appiccicosa, li ungiamo come si ungono i pensieri per evitare che volino troppo in là.
E ce la spalmiamo sulla pelle, questa terra, come fosse una crema protettiva che ci difenda dal dolore, senza accorgerci, invece, che il dolore è dentro di noi e, quindi, la pellicola di terra non permette alla sofferenza di liberarsi, dandole quindi la scusa di prosperare sulle spalle delle nostre anime inquiete.
E ce la passiamo sulle mani, questa terra, le frizioniamo con vigore, per rimuovere tutto ciò che è superfluo, inutile. E ce la passiamo sulle mani per lavarcele, per accettare la nostra sconfitta rispetto al corso del tempo. Per lasciare che le cose vadano come devono e non come vorremmo noi.
E ci sporchiamo i piedi, con questa terra, affondando il passo fino alle caviglie. Difficile muoversi perché qualcosa ti trattiene lì e ti chiama sempre più prepotentemente verso il centro della crosta. Appena cerchi di muovere un passo, cadi perché l’equilibrio è vaccillante. Allora ti rialzi, a fatica, ma appena alzi la testa ti accorgi che la terra, questa terra rossa, è avanzata sugli stinchi ed è vicinissima alle ginocchia. Sempre più difficile muoversi.
E allora pensi che potresti restare lì per il resto della tua vita. Senti il pulsare di questa terra, senti le radici dei suoi alberi che ti trattengono. Anche il cielo, sopra la tua testa, appare più basso di quello che ricordavi.
E allora costruisci lì la tua casa, il tuo altare, la tua vita, scordando le tue origini, scordando che questa terra era solo un tratto del cammino e non la meta del viaggio.
E allora, quando ti viene in mente che il resto del mondo è ancora là ad attendere il tuo ritorno, un brivido ti scorre lungo la schiena, perché sai che è venuto il momento di decidere.
E decidere non è mai facile, a volte non vorremmo farlo perché gli errori poi non perdonano, e perché rimettersi in cammino e, magari, cadere di nuovo, costa tanta fatica. Ma sappiamo che è la nostra vita, è il nostro cammino, è il nostro viaggio alla scoperta di noi stessi, e quindi, magari, troviamo un motivo per riprenderlo dove l’avevamo lasciato.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s