Tu sei qui

Entebbe, 27 luglio 2014

Il cuore comincia a battere più intensamente. È come se le emozioni gonfiassero il sangue che ha quindi bisogno di più posto per scorrere. E allora il cuore batte più forte, per spingerlo su, il sangue, dritto agli occhi stanchi, desiderosi di trovare i tuoi, di catturarli e non mollarli più. Poi il cuore spinge ancora più su, il sangue, che va alla bocca, che stanotte non dovrà parlare ma colorarsi di rosso vivo, vivo come te, sorella. Deve confondersi con la tua vita, il mio rosso. Poi il cuore spinge ancora più su, il sangue, che va alla materia, grigia, attiva nonostante l’ora tarda, ballerina, in cui è costretta a lavorare. E infine scende verso le mani, che ti condurranno alla nostra dimora.
Il sonno ci rapirà. Rapirà quelle due sorelle cresciute insieme, che si sono prese per mano appena viste e non si sono ancora separate, nonostante tutto. Rapirà la nostra complicità, i nostri occhi identici e le nostre bocche diverse. Rapirà i nostri sogni, così vicini da confondersi. Rapirà i nostri animi, abbracciati come non mai.

Le ginocchia tremano, non riesco a controllarle. Non è per il freddo, siamo in Uganda, anche se il cappuccio della felpa mi protegge i pensieri. Non è per il freddo che la mia ombra si muove schizofrenica. È che tu ci sei, anche se non ti posso vedere. È che tu sei qui.

Ho sentito i tuoi respiri, ho annusato i tuoi respiri, ho sorriso dei tuoi sorrisi. Tu sei qui.

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