Quotidianità ritrovata

Respiro di nuovo. Dopo l’apnea delle settimane scorse, che mi stringeva il cuore in una morsa, i miei polmoni trovano spazio nella cassa toracica che, finalmente, non ha più paura a dilatarsi assecondando pensieri e sospiri.
Respiro di nuovo. Dopo la cecità delle settimane scorse, che ha offuscato il mio sole e coperto l’umore acqueo di ombre, la stabilità delle montagne che mi cullano da quasi tre anni mi scaldano in un rinnovato abbraccio.
Respiro di nuovo. Dopo le aride lacrime versate dal mio cuore, il sorriso si riaffaccia su un volto troppo cupo per potersi riconoscere.

Respiro. Sono viva. Sono qui.

Farfalle ricamano le orme lasciate dalle mie scarpe pesanti, zavorrate dai pensieri, trattenute dal fango della terra che mi ricorda ad ogni passo il mio legame con essa.
Il vento spinto dal Napak mi porta profumi d’altri tempi, d’altri luoghi, d’altre vite. Lo sfioro con il naso all’insu, per poterlo assaporare meglio, lo abbraccio con gli arti che si protendono per trattenerlo, fallendo.
Ascolto il silenzio che ho imparato ad amare. Un silenzio denso, loquace, vivo, che parla la mia lingua e che sa ascoltare.

E, accanto a me, Lorot whatsappa con il mondo intero…

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