Frangipane

Come in una genuflessione, ti inchini per raccogliere il fiore più bello, l’ultimo caduto. Lo porti vicino alla tua bocca, come volessi assaggiare la sua delicatezza. Ciò che conduce il tuo gesto, però, non è il gusto, ma il tatto. È il pensiero di un bacio, dolce e profumato come quei petali, come le sue labbra. Quando lo sguardo ti sussurra violentemente che ciò che stai per sfiorare non sono le sue due calde virgole carnose, la mano spinge il fiore un po’ più su, accompagnando quella stella arrotondata fino alle narici, assetate di un profumo che conosci bene, ma che agogni ancora perchè ti fa sentire a casa, perchè ti piace. Lei non è quel fiore, come non può essere quelle labbra né quel profumo. Perchè lei non è, lei non vive, lei non esiste. Perchè non può più innamorarsi di quel letto, incastrato tra le grigie pareti della stanza. Perchè lei non può più annusare l’odore dei muri impregnati di sogni e sospiri, perchè lei non può amarti e quindi non può vivere.

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