Apnea

…continua da “La tempesta”

La pupilla dilatata non lascia scampo. Le immagini sono sfumate, la testa gira dolorosamente. Ferita, non può che affidarsi al tatto. Palpa con le mani il terreno sul quale è appoggiata. Sembra un prato erboso. Si accorgerà poi di essere adagiata sulla riva sinistra del corso d’acqua. Sinistra, dove sta il cuore. È stata portata lì dal fiume, per forza. Ma non ricorda niente.
La presenza dell’assenza.
Il dolore di non sentire niente.
L’apnea del cuore deciso a non respirare.
Lentamente l’occhio vitreo riprende la sua normale funzionalità. Dirige lo sguardo in alto, sopra la testa, dove si innalza, impetuosa, la cascata. Ora ricorda tutto. E una lacrima gelida si scioglie sulla calda pelle della guancia.
Le sue certezze si sono frantumate sulle rocce.
L’amore ha lasciato spazio alla disillusione.
Dove prima c’era fiore, ora non rimangono che i residui di un cuore crepato.
Il ricordo, ora, si fa più pesante. Il ricordo, ora, diventa una morsa che addenta il muscolo cardiaco, che lo fascia di nero, che lo stringe in un abbraccio mortale. L’apnea durerà ancora molto.
Ancora confusa, di nascosto, spia il fiume che l’ha scaraventata in modo tanto violento a terra e lo interroga silenziosamente. Esso le accarezza i piedi, bagnandoglieli con lacrime calde, frasi confuse e scuse incomprensibili.
La musica che il fiume aveva scelto per lei, durante la caduta, ha perso le sue note. E ora il silenzio aleggia tra di loro. Non ci sono parole per trovare risposte. Non c’è dolcezza per capire. Non c’è motivo da spiegare.

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