Diversità

Salgo sull’autobus, saturo di persone che, silenziosamente, si parlano. Scambiano opinioni con occhi e mani. Non so come possano capirsi, ma immagino che le differenze linguistiche abbiano, nei secoli, fatto sviluppare in loro la capacità di intendersi con una sola occhiata. I sedili sono già tutti occupati, quindi faccio come tutti gli altri. Mi attacco a una sbarra arrugginita appesa sopra la mia testa e mi guardo in giro. Fuori la Karamoja lascia spazio ad altre regioni, altri prati, altre case. Dentro gli sguardi si dirigono, all’unisono, verso me. Non me ne sono accorta subito, ma probabilmente è successo appena ho messo piede su quel veicolo azzurro cielo. Leggo nelle nuvolette appoggiate alle loro menti la domanda che nessuno ha il coraggio di pormi. Li lascio fantasticare, come io faccio con loro.
Ma ecco che un audace signore si fa avanti, si auto-elegge portavoce dei passeggeri concretizzando gli afoni pensieri densi di curiosità: “Come mai in autobus? Non hai più la macchina?”
Rispondo sorridendo, sapendo già dove mi condurrà questa conversazione: “L’ho lasciata a casa.”
Lui ribatte annuendo, è convinto di sapere già la risposta: “É rotta. Ecco perchè non la usi.”
Lo deludo: “No. La macchina è a posto. Ho deciso di non usarla per risparmiare sul gasolio.”
Il silenzio si trasforma in brusio, sembra di essere piombati in un alveare. I visi corrucciati, esprimono il loro dissenso. Il ragionamento è: lei è bianca, quindi ricca. Ha la macchina che funziona. Perchè diavolo non la usa e preferisce un autobus scomodo, sporco e dove non c’è posto nemmeno per un respiro? Il loro ragionamento non fa una piega. Ma io gliela faccio. Faccio una bella orecchia sul capitolo della tollerenza e della diversità. E loro, inconsapevolmente, accettandomi per come sono, mi aiutano a piegare l’angolo di quella pagina. Perchè anche se ai loro occhi posso sembrare strana o diversa, mi vogliono bene per quella che sono. La diversità è difficile da capire e da accettare, ma c’è, esiste. E questo popolo, ritenuto selvaggio e incivile, la accoglie con la spontaneità disarmante di un bambino, la rispetta come una ricchezza impagabile.

Agli occhi degli africani sono strana. Ma forse non solo per loro. Ma questa è un’altra storia.

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