La gabbia di June (parte terza)

Il fiore di loto di June, chiuso nei jeans stretti e segregato dalle paure, si schiude, si apre. Fiorisce. Forse doveva soffrire ancora per capire che la gabbia non era il posto giusto per rinascere, per rendersi conto che quello che sentiva non era vero, ma frutto di una strana fantasia. Forse aveva solo bisogno di trovare più forza e coraggio per fare quel passo, così impegnativo, verso una nuova vita. June è riuscita a farlo. Si è alzata, guidando il corpo con una determinazione nuova, con l’orgoglio dipinto sul viso. Non aveva mai notato quanto limitante potesse essere osservare la metropoli a strisce, le mancava sempre un pezzo. Non riusciva a mettere insieme le fotografie di quel mondo sezionato dalle sbarre.

Non ricordava più quanto bella, seppur pericolosa, fosse la libertà. Si sente sono tiro, vulnerabile ed esposta alle intemperie. Non c’è più niente che la possa proteggere. Il vento potrebbe farle cambiare idea. Un soffio potrebbe farla cadere come fosse una carta da gioco. Ora tutto dipende da lei. Deve ricominciare a camminare, dopo mesi di prigionia nei quali i muscoli si sono afflosciati come palloncini gonfiati male. Deve ricominciare a vivere. Tutto appare così difficile… Ma c’è un profumo, il profumo del suo fiore appena sbocciato, che porta al cuore una rinnovata fragranza.

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