Tratto dal libro “Tutte le anime” di J. Marìas

Quando sei da solo, quando vivi solo e oltretutto all’estero, ti concentri enormemente sul secchio della spazzatura, perchè può finire per essere l’unica cosa con cui intrattieni un rapporto costante, o, meglio ancora, un rapporto di continuità. Ogni sacchetto nero di plastica, nuovo, brillante, liscio, da inaugurare, produce l’effetto dell’assoluta pulizia e dell’infinita possibilità. Quando lo metti a posto, di sera, è l’inaugurazione o la promessa del nuovo giorno: tutto deve ancora accadere. Quel sacchetto, quel secchio, sono a volte gli unici testimoni di quanto accade durante la giornata di un uomo solo, ed è lì che si vanno a depositare i resti, le tracce di quell’uomo durante lo scorrere del giorno, la sua metà scarlatta, ciò che ha deciso di non essere e di non tenere per sé, il negativo di ciòche ha mangiato, di ciò che ha bevuto, di ciò che ha fumato, di ciò che ha usato, di ciò che ha comprato, di ciò che ha prodotto e di ciòche gli è arrivato. Alla fine di quel giorno il sacchetto, il secchio, sono pieni e sono confusi, ma li ha visti crescere, trasformarsi, formarsi in un rimescolamento indiscriminato di cui, tuttavia, quell’uomo non soltato conosce la spiegazione e l’ordine, ma il cui stesso indiscriminato rimescolamento è l’ordine e la spiegazione dell’uomo. Il sacchetto e il secchio sono la prova del fatto che quel giorno è esistito e si è accumulato ed è stato leggermente diverso dal precedente e da quello che seguirà, sebbene sia altrettanto uniforme e ne sia visibile il legame con entrambi.

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