Anche questo è amore

Ho decisamente bevuto più del previsto. Ho sempre detto che non capisco come ci si possa ubriacare col kutukutu ma oggi ne ho avuto un assaggio. Quando passi più di tre ore seduta in una capanna senza nulla da fare se non bere, a turno, da una giara che può contenere venticinque litri di birra locale che, con le dovute aggiunte, arriva a cinquanta, capisci perchè i karimojong (che probabilmente non hanno pranzato come la sottoscritta) riescono a stordirsi con questa bevanda calda e cerimoniosa. Bosco riversa su di me il suo alito appesantito mentre mi spiega con enfasi e fervore il valore di alcuni gesti, il perchè di un invito o il significato di frasi, canzoni, parole. Io ascolto incantata.

Mi trovo all’interno di una capanna come tante altre, in un villaggio qualunque ai piedi del Napak, ma il mio essere qui, con i karimojong, in questo momento tanto solenne, mi sembra speciale.

Si celebra la gravidanza della figlia di uno degli anziani del villaggio. Oggi il marito della ragazza, quarantottenne, porta qui, come pagamento del figlio che la ventenne gli darà, una dote rappresentata da capre e buoi. Dev’essere molto ricco, lei è la sua sesta moglie. Gli animali portati verranno divisi tra i parenti di lei, che decidono come distribuire questa ricchezza, tenendo ben presente che parte della dote verrà tenuta per il fratello più anziano della ragazza per consentirgli, quando verrà il tempo, di pagare a sua volta la moglie. Lei, a dispetto di quello che pensavo io, non riceverà nulla. Cambierà casa, cambierà villaggio, passerà dal “protettorato” del padre a quello del marito. Diventerà madre e moglie.

 

Canzoni narrano i tempi che furono, augurando alle future generazioni un avvenire prospero.

Parlano di animali, fonte di lotte e morte, ma anche risorsa e orgoglio di questi anziani guerrieri che ricordano con un velo di malinconia i “bei tempi” in cui si razziavano le mandrie di altri clan per arricchire la propria.

Voci profonde, calde e sapienti si innalzano all’unisono.

Senza animali non possiamo fare nulla”, questo è il messaggio della melodia, intonata da una voce che si eleva sopra le altre, per guidarle verso la successiva strofa. Il tutto condito con una danza, ridotta dal poco spazio che la capanna ci concede, che richiama al sacro rito della caccia e che riporta indietro nel tempo. Tutto è molto spontaneo.

 

Le emozioni sono talmente forti che ogni contatto mi fa rabbrividire, una voce vibrante mi fa sobbalzare il cuore, che aumenta il battito e mi ricorda che anche questo è amore.

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