Il viaggio della speranza

L’abbiamo soprannominato così, il viaggio che ci ha visto come protagonisti sulla strada che ci ha condotto da Kampala a Soroti. La destinazione ultima avrebbe dovuto essere Iriiri, ma non siamo riusciti ad arrivare a casa prima di stamattina.

Ho viaggiato molto in questi cinque anni e mezzo di Africa e ho affrontato gli imprevisti più disparati: cambiato gomme, perso ruote, soccorso ciclisti, dato un passaggio a sconosciuti, attraversato savane tanzaniane, colline burundesi, affrontato ponti incerti e osservato il Congo dall’alto attraverso l’escarpement e tanto altro ancora che non ricordo…

Questo viaggio va quindi annoverato tra quelli più impegnativi, più incredibili, più stancanti.

Partiamo alle 7.30 di mattina da Kampala perchè almeno, ci diciamo io e Fausto, arriviamo a casa presto.

Tutto fila liscio fino a un rettilineo asfaltato che ci sta conducendo a Mbale, a metà strada tra la capitale e la nostra casetta.

BOOM…

E la macchina comincia a sbandare. Riusciamo a tenere auto e paura sotto controllo, per fortuna. La corsa termina a fianco della carreggiata, dopo aver investito un sacco di melanzane che era a bordo della strada per essere venduto.

Mentre Fausto cambia la gomma io contratto col proprietario delle melanzane il prezzo perchè ovviamente lo dobbiamo risarcire. Poi, nel tentativo di aiutare, in qualche modo, mi taglio violentemente la mano e quindi devo accasciarmi sul sedile per non svenire. Finale di questa prima tappa del viaggio: una gomma da buttar via, quella che è scoppiata. Una mano che sanguina lasciandomi senza forze. Un sacco di melanzane di cui non avevamo bisogno. Il mio coltellino è sparito perchè dopo essermi tagliata l’ho lasciato incustodito e, infine, dobbiamo affrontare ancora più di cinque ore di macchina senza ruota di scorta. Siamo fiduciosi, ma non sappiamo ciò che ci aspetta…

Quattro ore dopo, affrontando il terribile tratto di strada che divide Mbale da Soroti, incontriamo due ragazze per strada che ci chiedono un passaggio: una giovane tedesca, rossa di capelli e con la pelle bianca come il latte, con un’amica ugandese. Non abbiamo molto spazio per loro nell’abitacolo, carico di spese fatte a Kampala per noi e per il progetto, quindi devono accontentarsi di viaggiare all’aperto, nel cassone carico di taniche di benzina, melanzane e una ruota inutilizzabile. Sembrano quasi contente…

A Soroti ci attente una bella sorpresa: abbiamo bucato. Nel togliere la gomma che deve essere riparata i meccanici si accorgono che due balestre sono rotte: devono essere cambiate. Occorrono quattro ore. Abbandoniamo l’idea di rientrare a Iriiri in giornata, perchè sono già quasi le quattro e dobbiamo sbrigare ancora alcune faccende che, senza macchina, richiedono il doppio del tempo.

Alle 19.30, esausti, cerchiamo alloggio presso uno dei numerosi hotel in città.

Esco sul balconcino della mia camera e osservo. Di fronte a me ci sono edifici lasciati a metà, case senza finestre, alcune luci qua e là e musica ovunque. Mi piace Soroti, racchiude in sé tutte le caratteristiche che, secondo me, contraddistinguono questa parte di Africa: caotica, anarchica sulle strade, trafficata, costruita senza regole né vincoli, con al centro l’immancabile mercato.

Il viaggio della speranza non è ancora finito, ma per oggi ci accontentiamo. Usciamo a mangiare qualcosa in un ristorantino locale e, come vuole la tradizione, concludiamo la serata con una buona birretta fredda.

Un sonno ristoratore per affrontare l’ultima tappa, Soroti-Iriiri, sperando di esser più fortunati.

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