Coi piedi per terra (articolo tratto dal sito dello SVI www.svibrescia.it)

Grazie a Greenaccord anche nel 2012 alcune famiglie bresciane calcoleranno la loro impronta ecologica. Ascolta l’intervista con il coordinatore del progetto, il Prof. Andrea Masullo (docente di Fondamenti di Economia Sostenibile presso l’Università di Camerino) oppure leggi la sintesi. A cura di Bendinelli e Vezzoli Ascolta l’intervista completa: quali sono i fondamenti dell’economia sostenibile, che cos’è il Living Planet Report, quando si può dire che la mobilità è sostenibile, filiere corte e sovranità alimentare. Che cos’è l’impronta ecologica? È un indicatore che di solito viene riferito a interi paesi: per ogni attività, l’impronta ci dice quanta terra produttiva è necessaria. È invece più complicato da calcolarsi a livello personale; proprio questo è stato lo sforzo di Greenaccord. L’impronta è utile soprattutto perchè ci dimostra in che misura noi partecipiamo all’insostenibilità del sistema; ci mette un po’ con i piedi per terra, restituendoci la realtà delle cose. Considerando il centinaio di famiglie bresciane che hanno partecipato al calcolo dell’impronta nel 2011, risulta un valore medio di 4,39 ettari equivalenti per persona, in linea con i risultati del Living Planet Report 2011 per l’Italia (il rapporto annuale dell’International Footprint Network). Il dato sembrerebbe lusinghiero, peccato che ogni italiano abbia a disposizione un solo ettaro di cosiddetta biocapacità. Le voci che incidono di più sull’impronta ecologica delle famiglie bresciane sono gli alimentari col 33% e le spese per la casa e i servizi, entrambe al 14%. Questo significa che i cittadini bresciani utilizzano una biocapacità – cioè terra produttiva – quattro volte superiore rispetto a quella che hanno a disposizione. Gran parte delle nostre attività e dei nostri consumi fanno dunque riferimento a terra che si trova altrove. Per gli alimenti pesano alcuni vizi alimentari e dei consumi. Per esempio, ridurre il consumo di carne rossa è importante perchè la carna bovina da allevamento richiede grandi estensioni di territorio e piantagioni di foraggio. Una buona pratica è leggere sulle etichette la provenenienza: la frutta fuori stagione viene da altri continenti, con grandi consumi di cherosene (in quanto deperibili, questi prodotti viaggiano spesso in aereo). Possiamo inoltre ridurre il consumo di acqua in bottiglia. La stragrande maggioranza dei nostri comuni distribuisce acqua di ottima qualità; dove non accade i cittadini dovrebbero agire per ottenerlo. Un altro suggerimento è ridurre i consumi di cibi surgelati, che comportano grandi consumi energetici; tuttavia, mi rendo conto che nella routine quotidiana questi prodotti possono risultarci comodi. Anche a questa fretta dovremmo però opporci: rallentiamo i nostri tempi, facciamo meno cose e meglio, ci migliorerà la qualità della vita. Nel 2011, 3 famiglie bresciane sulle 90 che hanno calcolato l’impronta sono risultate in linea con la biocapacità italiana (poco più di un ettaro). Eppure il campione era formato anche da molti GASisti, ossia da persone che nelle proprie scelte di consumo e di acquisto esprimono grande attenzione e sensibilità. Assumere singolarmente comportamenti sostenibili sembra inutile se non si interviene per modificare un sistema basato su filiere lunghissime, sullo spreco delle risorse e su posti di lavoro quasi sempre lontani da dove si vive. Alcuni studiosi, come Latouche, parlano della necessità di de-globalizzare l’economia, magari passando per un protezionismo intelligente, capace di sostenere le produzioni locali. Preferisco parlare di sviluppo a mosaico eco-regionale: ogni territorio ha le sue caratteristiche e culture; ogni territorio dovrebbe avere il suo modello di sviluppo, in un dialogo con gli altri. Lo scambio di culture, prodotti, tecniche ed esperienze produttive può renderci più ricchi. Il protezionismo va assunto dunque in un’ottica di solidarietà diffusa, non all’antica, dove ognuno pensa per sé. Per saperne di più sul calcolo dell’impronta ecologica da parte delle famiglie bresciane, potete contattare la coordinatrice locale, Silvia Mora. Pubblicato il Feb 27, 2012

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