2 giugno, festa di quale Repubblica?

Io non festeggio. Scenderei in piazza, questo sì, ma non per esprimere il mio patriottismo. Scenderei in piazza insieme ad altri che, come me, s’indignano per ciò che l’Italia è diventata. Insieme alle donne che, come me, si sentono discriminate e sottovalutate. Ai giovani che, come me, non vedono un futuro dignitoso. Insieme agli immigrati che, come me, cercano qualcosa di più.
L’Italia che ricordo era diversa. Osservandola da lontano, dal Sud del Mondo, in questi quattro anni, mi sono vergognata più volte per ciò che ho visto e sentito. Mi sono vergognata di avere in qualche modo scelto una classe politica così corrotta e venduta da non ricordare più chi l’ha eletta. Mi sono vergognata delle parole di conoscenti, più o meno lontani, che hanno pronunciato davanti a me. Mi sono vergognata di avere come Presidente del Consiglio il signor B. che, essendo troppo preso dal formulare leggi che lo salvino da una galera sicura, è caduto più volte nel ridicolo e soprattutto ha tradito gli italiani con false speranze e bugie.
Cosa c’è, allora, da festeggiare, oggi?
Festeggiamo il precariato, il razzismo, il secessionismo, i tagli all’istruzione pubblica, la Costituzione fatta a brandelli da chi, più di altri, dovrebbe rispettarla. Festeggiamo il Parlamento più corrotto e più anziano d’Europa, la censura che prende piede senza che qualcuno se ne accorga, la televisione spazzatura che c’incanta con programmi inverosimili, la (dis)informazione, le scritte xenofobe sui muri, gli insulti xenofobi agli stadi. Festeggiamo il consumismo, il nucleare, l’acqua privatizzata. Festeggiamo il perbenismo, l’apparenza delle cose, il cellulare all’ultima moda, le scarpe all’ultima moda e il taglio di capelli all’ultima moda. Festeggiamo gli operai disoccupati, sommersi dai debiti. Festeggiamo l’egoismo e la chiusura in se stessi. Festeggiamo l’indifferenza, l’apaticità, l’ignoranza e la scomparsa della solidarietà.
Mi dispiace ma io non ho nulla da festeggiare.
Quando qualcosa cambierà, nelle nostre teste e nei nostri cuori, nei nostri Comuni così come nel nostro governo, allora forse riuscirò a sorridere e a non vergognarmi di essere italiana. Fino ad allora, il 2 giugno, per me, è e rimarrà un giorno come un altro.

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