Ouvrez Les Frontières

Aprite le frontiere. È un appello lanciato da Tiken Jah Fakoly, cantante ivoriano che, con le sue canzoni, porta avanti la causa dei migranti. Ed è proprio per loro che oggi vorrei spendere due parole, qualche riflessione e inviare un messaggio di solidarietà. È a tutti loro, che ci ricordano con le loro disperate gesta il valore della parola dignità, il significato del coraggio e della disperazione, che dedico questo insignificante quanto sentito scritto.
Sfidando il silenzio del deserto e la furia del mare, ogni giorno migliaia di persone muoiono. Lo sappiamo, ogni tanto al telegiornale lo dicono. Lo sappiamo ma non ci rendiamo effettivamente conto di cosa vogliono dire quei numeri, quei dati, quelle parole urlate al vento. Ma l’altra sera l’ho capito. Ho visto con i miei occhi. Abbiamo proiettato a Mivo un video, realizzato dall’Associazione per la solidarietà e la fratellanza fra i popoli (SO.FRA.PO), nel quale si vedono delle immagini riprese a bordo di quelle che, in gergo, vengono definite “le barche della speranza”. È impossibile, secondo me, rimanere indifferenti alle immagini che scorrono davanti ai nostri occhi. Corpi inermi, senza vita, vengono gettati in mare come fossero delle reti lanciate per raccogliere del pesce. Sono considerati pesi inutili, zavorra che rallenta la corsa verso il nord. Ma non sono reti. Sono corpi. Sono, o meglio erano, persone. Persone come noi, forse un po’ più disperate, o forse più speranzose, o molto probabilmente più dignitose di noi che hanno venduto tutto ciò che possedevano per finanziare un viaggio la cui riuscita non è certa, tanto quanto è incerto ciò che verrà dopo, in Italia, piuttosto che in Francia o in un altro Paese europeo.
Il mito dell’Occidente uccide. Il denaro miete vittime.
Una vita dignitosa dovrebbe essere un diritto per tutti e tutte, ma ciò che li aspetta in Europa, nei cosiddetti “Paesi sviluppati”, non è una vita migliore. Lontani da casa, dalla famiglia, soli con la loro voglia di farcela, i pochi che riescono a sbarcare sulle nostre coste sono disposti a tutto. Sono pronti a sopportare condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù, una vita segregata per paura della polizia o di un controllo qualsiasi, qualsiasi forma di razzismo venga espresso nei loro confronti. Non possono tornare a casa a mani vuote. Vogliono affermarsi, vogliono riuscirci, vogliono dimostrare di essere delle brave persone e dei grandi lavoratori. Ma noi non li ascoltiamo, non li consideriamo, non li vogliamo. Ma sbagliamo.
La forza che può nascere nell’incontro di colori, culture e lingue diverse è potenzialmente superiore a quella che può portare avanti un popolo stanco dei suoi politici ma che non ha voglia di combattere. È più forte, più coesa, più travolgente.
L’immigrato in Italia non è un problema, ma una risorsa. Il colore della sua pelle non deve farci paura, deve aprirci il cuore. La sua origine non ci deve dividere, al contrario dovrebbe renderci più saggi e tolleranti. L’unione tra il bianco e il nero è l’unica cosa che ci può aiutare a venire fuori da questa crisi dei valori e degli ideali in cui siamo caduti e che è ben peggiore dalla crisi economica che, purtroppo, ci appare più importante di quanto dovrebbe essere.
Dovremmo dare la possibilità a tutti coloro che lo vogliono di affermarsi come individui e come persone. Dovremmo accogliere questi migranti come degli eroi e non come spazzatura di cui liberarsi quanto prima. Ciò che loro hanno vissuto per arrivare fino in Italia è ammirevole e dovrebbe affascinarci. Invece, dopo mesi di viaggi, di maltrattamenti, di pericoli scampati, di fame e di sete, arrivati in Italia a loro non rimane che un foglio di via che, dopo poco tempo, li etichetta come clandestini e quindi delinquenti o un lavoro mal pagato, una vita misera e la paura di tornare a casa a mani vuote che li accompagna ogni giorno. Secondo me meritano qualcosa di più.
L’Europa in generale e l’Italia in particolare, potrebbero aprire le frontiere. Molte morti sarebbero evitate. Molte vite sarebbero salvate. E il mondo, forse, sarebbe o almeno ci apparirebbe un pochino migliore.

P.S.: se qualcuno volesse scaricare il breve video di cui ho parlato prima, lo può fare su youtube cercando “Carovana internazionale per la pace e lo sviluppo”.
Qui di seguito riporto il testo della canzone citata all’inizio del post.

Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )

Vous venez chaque année
L’été comme l’hiver
Et nous on vous reçoit
Toujours les bras ouverts
Vous êtes ici chez vous
Après tout peu importe
On veut partir alors ouvrez nous la porte

Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )

Du Détroit de Gibraltar
Nous sommes des milliers
A vouloir comme vous
venir sans rendez-vous
Nous voulons voyager
Et aussi travailler
Mais nous on vous a pas refusé le visa

Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )

Nous aussi on veut connaître la chance d’étudier
La chance de voir nos rêves se réaliser
Avoir un beau métier
Pouvoir voyager
Connaître ce que vous appelez « liberté »
On veut que nos familles ne manquent plus de rien
On veut avoir cette vie où l’on mange à sa faim
On veut quitter cette misère quotidienne pour de bon
On veut partir d’ici car nous sommes tous en train de péter les plombs

Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )
Laissez nous passer …

Y a plus une goutte d’eau
Pour remplir notre seau
Ni même une goutte de pluie
Tout au fond du puis
Quand le ventre est vide
Sur le chemin de l’école
Un beau jour il décide
De prendre son envol, nan nan nan nan …

Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )
Laissez nous passer …

Ouvrez la porte
Ici on étouffe
On est plein à vouloir du rêve occidental
Ouvrez la porte
Ici la jeunesse s’essouffle
Ne vois tu pas que pour nous c’est vital

Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )
Laissez nous passer …

Vous avez pris nos plages
Et leur sable doré
Mis l’animal en cage
Abattu nos forêts
Qu’est ce qu’il nous reste
Quand on a les mains vides
On se prépare au voyage
Et on se jette dans le vide

Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )
Laissez nous passer …
Ouvrez les frontières, ouvrez les frontières ( x 2 )

 

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