VIK

Stanotte Vittorio Arrigoni, trentasei anni di cui tre passati come volontario nella Striscia di Gaza, è morto. È stato impiccato.
Ma cosa vuol dire morire così? Come si può morire così?
Cos’avrà pensato mentre lo pestavano a sangue, Vik, che ha trascorso tre anni della sua vita a fianco dei palestinesi per difendere la loro causa? Come si sarà sentito mentre lo condannavano a morte con l’accusa di aver “propagato i vizi dell’occidente” fra i palestinesi? Che cosa avrà visto quando l’hanno condotto verso la sua morte?
Era solo. Solo in mezzo a tante persone che ha aiutato, solo tra tanti visi cui ha sorriso, solo in una terra straniera. Come si è potuti arrivare a una conclusione così tragica?
Per l’International Solidarity Movement, l’organizzazione per cui lavorava, non è la prima volta. Rachel Corrie, nel 2003, è stata schiacciata da una ruspa israeliana mentre tentava di impedire l’abbattimento di alcune case palestinesi a Rafah.
Gli assassini non sono gli stessi, ma la morte li ha uniti. Salafiti per Vik, israeliani per Rachel, ma che differenza fa? Loro erano là per cercare di aiutare altre persone, per dare un contributo concreto a cambiare questo delirio che ci circonda, a realizzare qualcosa di vero, di bello, di giusto.
Vittorio era soprannominato Utopia. Doveva essere una persona speciale, per avere un soprannome del genere. Doveva avere dei grandi ideali, grandi sogni, grandi motivazioni che lo spingevano a vivere in un girone dantesco come può esserlo la Striscia di Gaza. Doveva fermamente credere che qualcosa si può fare, anzi, che si deve fare. Sono le persone come lui che scarseggiano in questo mondo. E da oggi, purtroppo, ce n’è una in meno. C’è un sognatore in meno, c’è un attivista in meno, c’è un compagno in meno, c’è un cuore di meno che batte, c’è un viso in meno che non ha paura di guardare il terrore negli occhi, c’è un giovane in meno che cammina contro corrente sfidando i sistemi imposti, l’egoismo, il perbenismo, gli schemi, le armi e il silenzio ottuso che aleggiano intorno a noi.
Cosa si può aggiungere a questo dolore? Si dovrebbe aggiungere che la sua morte sarà ricordata, che il suo martirio servirà a qualcosa, che la sua impiccagione cambierà qualcosa… ma sarebbero solo bugie o false speranze. Purtroppo, in questo mondo, una morte come quella di Vittorio, oltre a riempire molte persone di tristezza e di lacrime, non cambierà niente, perché domani tutti torneranno a chiudersi in casa, a pararsi gli occhi, a proteggersi dal dolore fingendo che non esista, a negare la realtà accettando le fandonie che le televisioni e alcuni quotidiani trasmettono, a chiudersi nel proprio egoismo fingendo che nulla sia accaduto.
Da parte mia posso dire che cercherò di onorare la morte di Vittorio, come quella di tante altre persone che sono morte come lui, continuando il mio impegno in Burundi, cercando di non dimenticare mai ciò che è successo, cercando di ricordare sempre che aiutare gli altri è, o almeno dovrebbe essere, un nostro dovere oltre che un piacere. Perché è aiutando gli altri che impariamo, è aiutando gli altri che cresciamo, è aiutando gli altri che si arricchisce la nostra anima, il nostro pensiero, la nostra vita.
Sono sicura che anche Vittorio lo pensasse. Anche se la sua vita è stata breve, troppo breve. Sono sicura che nei tre anni che ha passato nella Striscia di Gaza come volontario si sia sentito vivo, come mi sento io da quando sono approdata in Burundi. Sono sicura che i palestinesi, o per lo meno alcuni di loro, lo ricorderanno per il suo coraggio, la sua voglia di fare, di vivere. E anche noi lo ricorderemo così. La tua morte, qui, non sarà dimenticata.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s